Corona tra gli applausi

celebra i Ragni

e ricorda gli Anghileri

Quello di ieri è stato un incontro speciale, lo scrittore si è commosso ricordando Giorgio e Marco

Corona tra gli applausi celebra i Ragni e ricorda gli Anghileri
Fabio Palma, Mauro Corona e Vittorio Colombo guardano il video dedicato al “Butch”

Non era la prima volta che Mauro Corona arrivava a Lecco, ma quello di ieriè stato un pomeriggio particolare. Al centro dell’incontro con lo scrittore di Erto c’era, infatti, il ricordo di Giorgio e Marco Anghileri, due giovani alpinisti lecchesi morti prematuramente ed a cui Corona ha dedicato il suo ultimo libro “La via del sole”. Sull’onda della commozione, resa ancora più palpabile da un video che ricordava Marco Anghileri, si è così svolto questo appuntamento, voluto dai Ragni di Lecco per il loro settantesimo anniversario. Accanto a Corona c’erano Vittorio Colombo, responsabile lecchese del quotidiano La Provincia, il presidente dei Ragni Fabio Palma, e i due Ragni Matteo Della Bordella e Luca Schiera, appena rientrati dalla Terra di Baffin in Canada. Corona è arrivato insieme ad Aldo Anghileri, il papà di Giorgio e Marco, e non ha nascosto la sua grande commozione: «Questa per me è una serata particolare, venata da una grande tristezza. Marco lo conoscevo bene, era l’idolo delle mie figlie. Quello che mi piaceva di lui era il suo essere pulito, forte, leale. Come lui ce ne sono pochi. Non era un alpinista estetico, lui era etico. Lo ammiravo molto, tifavo per lui; capivo che faceva le cose per passione. Anche nella sua ultima scalata non può aver sbagliato; era troppo bravo per sbagliare. Di Giorgio non sapevo niente; ho conosciuto la sua vicenda da poco. Allora, quando ho cominciato a scrivere questo mio ultimo “libercolo”, ho capito subito che erano loro due a meritarsi una dedica. Certo è poca cosa, ma è almeno una memoria».

E Corona ha rivolto un pensiero anche al padre Aldo, seduto accanto a lui: «Quando accadono certe tragedie uno si chiede come facciano un padre ed una madre ad affrontarle. Io, che nella mia vita ho scalato pareti ed osterie, non so se ne avrei la forza. L’ultima volta che sono venuto a Lecco, sono stato al cimitero. Ho fatto fatica a trovare la tomba di Giorgio e Marco, ma quando mi ci sono trovato davanti ho provato un grande dolore. Noi uomini di questo mondo disastrato dobbiamo imparare a comprendere le tragedie e farle nostre». Mauro Corona ha poi omaggiato i Ragni ed il loro prestigioso anniversario: «Il primo che mi ha parlato dei Ragni di Lecco è stato Riccardo Cassin, quando veniva a caccia di camosci in Val Cimoliana. Avevo tredici anni e quando mi diceva che dovevo venire a Lecco a conoscere i Ragni non capivo bene cosa volesse dire, per me i ragni c’erano anche dalle mie parti. Ora che li conosco bene posso dire che sono eterni. Chi conquista montagne come il Cerro Torre non è uno qualunque». Tra una citazione e l’altra, Corona ha poi ribadito la necessità di non perdere il proprio tempo: «Nella vita ci sono solo due date, quella della nascita e quella della morte, quello che accade nel mezzo dipende da noi ed è un tempo che non va buttato via».
Gianfranco Colombo

© RIPRODUZIONE RISERVATA