«Bione gestito male Così il rugby muore»
Un incontro di rugby al Bione

«Bione gestito male
Così il rugby muore»

L’ex assessore Gheza: «Docce fredde e campi non curati

Indispensabile la Club House, piuttosto mettiamo un container»

«Il Rugby Lecco rischia di scomparire»: è questo il grido di allarme lanciato dal presidente dei leoni blucelesti Stefano Gheza.

Un segnale forte con cui l’ex assessore allo Sport e al Bione, dimessosi a inizio settembre, ha voluto denunciare le condizioni in cui gli atleti lecchesi si trovano ad allenarsi e a giocare presso il centro sportivo comunale: «Domenica i nostri ragazzi si sono comprensibilmente ribellati. Dopo una partita giocata con la neve e zero gradi di temperatura hanno dovuto fare per l’ennesima volta la doccia gelata. Fino allo scorso anno andava tutto bene, i problemi segnalati venivano prontamente risolti. Da settembre invece 9 volte su 10 i ragazzi sono costretti a fare la doccia fredda».

«Con il clima di questo periodo - continua - però non è più accettabile: domenica 50 rugbisti dovevano farsi la doccia e solo quattro su 12 erano in funzione, e tutte fredde. Anche i nostri avversari si sono arrabbiati. Noi abbiamo 250 giocatori, 100 bambini anche loro costretti alla doccia gelata. Per non parlare dei campi che sempre da settembre non vengono curati e infatti abbiamo un sacco di distorsioni. Ho scritto di nuovo sia al Comune sia a Sport Management, il gestore del Bione».

Ma secondo Gheza, a mettere a rischio i livelli di eccellenza raggiunti negli anni dal Rugby Lecco, è soprattutto la mancanza di una Club House dopo che quella utilizzata per anni sotto gli spalti, è stata chiusa dal Comune di Lecco, in quanto ritenuta abusiva: «Senza Club House viene a mancare non solo un punto di aggregazione e di terzo tempo, ma anche di studio. Per arrivare ai risultati che abbiamo ottenuto è stata indispensabile, perché permette ai ragazzi sostanzialmente di vivere al Bione. Senza quel luogo chi ha 15-18 anni non può star dietro sia allo sport, sia alla scuola. Ora che le condizioni di allenamento e vita sociale sono cambiate e peggiorate stiamo perdendo molti atleti».

Gheza dunque fa un appello in favore di una società che due anni fa fu insignita della stella di bronzo del Coni: «Faccio parte del Rugby Lecco da 30 anni ed è la prima volta che vedo un clima di resa. In questo modo il nostro progetto di eccellenza è destinato a svanire. Per quanto riguarda la Club House siamo pronti a installare un container a nostre spese ma Comune e gestore devono risolvere tutti i problemi burocratici e formali che ci sono».

Un duro sfogo, quello di Stefano Gheza, a cui però non può non essere ricordato il fatto che, fino a tre mesi fa, ricopriva la carica di assessore allo Sport, con il compito di seguire il progetto di riqualificazione del Bione, e che inoltre le sue dimissioni furono legate proprio all’ordinanza comunale di sgombero della Club House del Rugby: «Ribadisco la nostra posizione: noi utilizzavamo la nostra Club House in quanto c’era permesso da una convenzione con il gestore e non abbiamo mai fatto abusi edilizi. Sul Bione invece sottolineo che il nostro centro sporivo anche se vecchio è ancora bellissimo, ce lo dicono tutti. Ma ha questi dettagli da sistemare che ci stanno mettendo in grave difficoltà. Si tratta di elementi che vanno al di là della riqualificazione complessiva, che naturalmente auspico possa avvenire il prima possibile. Per quanto riguarda il mio operato, sottolineo che il ritardo nel bando per la riqualificazione non è dovuto a motivazioni politiche ma tecniche e burocratiche».


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