In carrozzina, Giovanna non si arrende    Sa difendersi come un soldato israeliano
Giovanna Tomaselli (a destra) con l’istruttore Manuel Spadaccini

In carrozzina, Giovanna non si arrende

Sa difendersi come un soldato israeliano

In palestra con tenacia ha imparato le tecniche anti aggressione del Krav Maga : «A spronarmi è stata la voglia di mettermi alla prova: volevo superare i miei limiti»

Giovanna Tomaselli fa canoa, corsa ed ora ha deciso di partecipare ad un corso di anti-aggressione femminile organizzato dalla Krav Maga Academy a Merate e ha imparato così a “fare a botte” «perchè in fondo non si sa mai».

Fin qui non ci sarebbe nulla di particolare, se non fosse che Giovanna non può muovere gli arti inferiori e vive in carrozzina.

Una condizione che non l’ha scoraggiata ma anzi l’ha spronata a mettersi alla prova: per cinque lunedì nella palestra di via Turati ha fatto i conti con finte aggressioni, prese ed agguati, allenandosi ad affrontare possibili malintenzionati.

«Finora non mi sono mai ritrovata in una situazione di pericolo, ma credo sia giusto essere sempre pronti: mi muovo spesso da sola e si può mai sapere» racconta, spiegando che è stata tuttavia un’altra la molla che l’ha spinta a confrontarsi con una disciplina fisica e violenta come il Krav Maga - una tecnica di combattimento utilizzata dall’esercito israeliano - solo all’apparenza incompatibile con la sua situazione. «A spronarmi è stata soprattutto la voglia di mettermi alla prova: volevo vedere se fossi riuscita a superare i miei limiti».

Per Giovanna gli istruttori della Kma, guidati da Manuel Spadaccini, hanno dovuto studiare apposite tecniche di difesa che potessero essere utili ed efficaci al momento del bisogno.

«La disciplina del Krav Maga si basa molto su ginocchiate e calci. Nel mio caso ovviamente abbiamo dovuto cambiare approccio e sfruttare gli arti superiori. Proprio perché ho inevitabilmente una maggiore difficoltà a fuggire, la mia difesa deve essere assolutamente efficace» continua Giovanna. «Di fronte al pericolo bisogna affrontare la minaccia, anche quando l’istinto ti blocca o suggerisce di voltare le spalle e scappare».

Per Spadaccini e il suo team è stata una bella sfida, difficile ma stimolante. Per superarla è servita tutta la forza di volontà di Giovanna: la parola “impossibile” non sembra fare parte del suo vocabolario, il suo entusiasmo è contagioso.

«Ogni allievo ci insegna qualcosa, ma con Giovanna questo scambio è stato particolarmente intenso, ci ha trasmesso moltissimo. Non si è mai tirata indietro, ha affrontato ogni difficoltà con tanta determinazione: è stato davvero un piacere poterla conoscere e lavorare con lei».

«Inizialmente – confessa Giovanna - il mio compagno era preoccupato, temeva che mi potessi fare male. Ma poi ha capito che, tranne qualche normale botta che fa parte del gioco, non c’era nulla di cui preoccuparsi e alla fine era lui a spronarmi prima di ogni lezione dicendomi “falli neri, mi raccomando!”. È stato un grande traguardo. Volevo confrontarmi con qualcosa di completamente nuovo per me».


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