«Digitale e green L’europa arranca»

L’imprenditore Luigi Sabadini è reduce dalla fiera Wire a Düsseldorf «Per le nostre imprese le difficoltà tedesche sono un grave problema»

«La flessione della Germania rappresenta un notevole problema per le nostre imprese metalmeccaniche e anche l’ultima partecipazione a Wire mi ha confermato che è in atto una vera stagnazione».

«Tanti clienti tedeschi sono preoccupati per il settore auto»

Lo afferma Luigi Sabadini, imprenditore alla guida dell’azienda di famiglia, Trafilerie di Valgreghentino, ventidue dipendenti per la produzione di filo di acciaio a carbonio per molle e cavi per varie applicazioni, destinati in buona parte al mercato italiano ma con un mercato storico anche in Germania.

Sabadini è un imprenditore da tempo attivo attività di sistema della propria categoria. Già presidente per otto anni di Api Lecco e poi di Confapindustria Lombardia, oggi Sabadini è presidente di Unionmeccanica sia a livello nazionale sia in Confapi Lecco e Sondrio, confermandosi protagonista e testimone molto diretto dei cambiamenti e delle tante transizioni vissute dal settore.

«Nelle tecnologie avanzate siamo in ritardo rispetto alla Cina»

Che impressioni ha avuto dai suoi clienti tedeschi presenti a a Düsseldorf, nell’ultima edizione di Wire che si è chiusa il 19 aprile?

Da tempo siamo ben presenti sul mercato tedesco di cui, come tutti in questi mesi, avvertiamo la flessione. In fiera ho ricevuto i nostri clienti locali con cui mi sono intrattenuto per valutazioni sull’andamento del mercato, quindi ciò che mi hanno riferito rappresenta più che impressioni, sono valutazioni di fatto su un mercato che verosimilmente non si riprenderà nel corso del 2024.

In primo luogo ho sentito a Wire tanti clienti in fortissimo dubbio su quello che sarà il futuro dell’auto, che è stato anche uno dei leit-motiv dei tanti incontri a Wire. Inoltre, anche la transizione verde ormai parla cinese e questo è evidente a tutti. Quindi chiediamoci cosa faremo noi: daremo corso alla transizione verde per alimentare le nostre industrie che non è chiaro come si orienteranno per le proprie produzioni.

Dopo il rallentamento registrato a inizio anno il Pil cinese è tornato a correre, con una stima annua del +5,2%, quindi oltre lo 0,2% delle aspettative del Governo. I cinesi continuano invece ad avere le idee molto chiare su come far marciare la loro economia?

Sì, l’ultimo dato sul Pil della Cina è impressionante e si verifica in un quadro in cui, ferma restando l’incognita su chi sarà il nuovo presidente americano, Biden ha già detto che in caso di rielezione triplicherà, sottolineo triplicherà, i dazi sulla Cina. Bisogna togliersi i guanti e riconoscere che sono in corso guerre commerciali, la tendenza sarebbe quella di prosciugare da parte dei cinesi tutta la produzione che sia primaria (materiali base), semiconduttori, auto, pannelli solari: sarà fatta in Cina e noi saremo Disneyland per i ricchi cinesi.

I quali stanno già da tempo vedendo l’Europa e anche l’Italia come terreno di investimento e di conquista?

Più di conquista che di investimento, visto che con poco portano via tanto.

La Germania quindi quest’anno non si risolleverà migliorando quindi anche gli ordini per le imprese italiane?

Secondo me no. Da ciò che ho percepito a Wire quest’anno sarà ancora difficile, a meno che questo ulteriore giro di vite delle sanzioni contro la Russia che chiude un altro pezzo di mercato porti a una redistribuzione dei flussi. Ma è una vera incognita, dai numeri che vedo non ne sono convinto.

Dall’oro al petrolio, all’argento, al rame il rally di diverse materie prime è in pieno svolgimento, ma secondo gli analisti del Servizio Studi di Intesa Sanpaolo i metalli industriali sono ancora in attesa di significativi rialzi. Per quelli non ferrosi l’aumento dovrebbe arrivare a fine anno ma con un recupero nel primo semestre 2025. E sul rame quotato a Londra si stima un aumento fino a 9.500 dollari a tonnellata e a 2.700 per lo zinco. Quanto inciderà tutto ciò sulla produzione meccanica e sulla relazione col mercato tedesco?

Assistiamo a proclami e previsioni che si stanno facendo sulle materie prime: il rame trascina lo zinco (che non è materiale soggetto a sanzioni verso la Russia) e ci chiediamo cosa farà l’acciaio. I presupposti per un restringimento del novero dei fornitori e, quindi, un ritorno al mercato domestico sembrerebbe esserci, ma personalmente non ci credo. Sono in atto proclami commerciali che non convincono.

Le sanzioni alla Russia sembrano essere state del tutto eluse, andrà così anche per il tredicesimo pacchetto votato a febbraio in Unione Europea e per le nuove sanzioni americane?

Per quanto riguarda il petrolio russo, tutti sanno che veniva trasbordato off shore e tutti lo hanno tollerato. La stessa cosa è accaduta con l’acciaio: è girato tanto di quell’acciaio russo...Passiamo dalle parole ai fatti: se i fatti si concretizzano è un conto, se non si concretizzano invece significa che siamo di fronte a proclami fine sé stessi. Ho sentito in questi mesi di venditori di macchinari che non hanno potuto vendere tecnologia alla Russia e, guarda caso, proprio a loro sono incredibilmente esplosi i mercati degli Stati satellite della Russia. A dimostrazione che siamo di fronte a proclami facilmente aggirati dal furbo di turno che, sia chiaro, non è necessariamente italiano. Ho visto furbi di ogni colore.

Si stima che nella seconda metà dell’anno tuttavia la Germani possa registrare una ripresa delel proprie produzioni, con un effetto positivo sulle forniture italiane. E’ uno scenario secondo lei così improbabile?

Questo è ciò che ci raccontano gli analisti, ma ciò si lega molto al tema dell’andamento dei costi delle materie prime. La situazione generale della prossima disponibilità di materiali e dell’aumento dei prezzi include il rischio che in realtà tale rimbalzo venga ritardato, così come stanno ritardando tutti i programmi di fornitura già fin d’ora rinviati verso la Germania a inizio del 2025. Andando sul concreto, ciò che vediamo dai clienti, anche nella nostra pratica aziendale, sono i planning con le consegne spostate più volte in avanti: ciò che era previsto a giugno è stato spostato prima a settembre 2024 e in questi giorni siamo a gennaio 2025. Non sono segnali positivi.

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