Giulio Casale: «Canzoni per pungere in quest’era social»
Giulio Casale

Giulio Casale: «Canzoni
per pungere in quest’era social»

Intervista con uno dei più significativi artisti della scena musicale alternativa: questa sera a Como per presentare il nuovo album “Inexorable”

Cantautore, attore, scrittore, rocker, Giulio Casale, atteso questa sera, sabato 23 marzo, alle 21 per uno show acustico per chitarra e voce all’Officina della Musica di via Giulini 14 a Como, ingresso a 12 euro, è forse l’ultimo dei veri grandi artisti a tutto tondo della scena musicale indipendente italiana degli anni Novanta, sopravvissuto al mutare delle mode, capace di reinventarsi ogni volta rimanendo se stesso, dotato di sensibilità e spirito di osservazione fuori dal comune.

Dall’esordio con la rock band degli Estra (ben 7 gli album pubblicati dalla formazione di Treviso), alle prove da solista con un approccio sempre non allineato, fino ai monologhi teatrali, agli omaggi a Gaber e De André, ai libri di pensieri e poesie, Giulio “Estremo” Casale ha proseguito un cammino fatto di ricerca, di viaggio, di analisi, dentro e fuori di se’.

“Inexorable”, titolo che cita apertamente Michel Houellebecq, è il disco (edito da Vrec Records di Verona), al centro di questo suo tour.

Giulio, come sono nate le nuove canzoni?

Il processo creativo è stato particolare. Per la prima volta tutti i pezzi sono stati costruiti su un groove ritmico di partenza, al quale sono stati poi adattati i testi. I suoni sono contemporanei, con l’utilizzo di soluzioni elettroniche, così come le tematiche, che affrontano in maniera critica anche alcuni paradossi di questa era social. A Como porterò la versione in acustico, per sola voce e chitarra, dello show che promuove l’album, e credo ci sarà spazio per dialogare direttamente con il pubblico, tra musica e parole.

I social media hanno cambiato la vita delle persone, troppo spesso amplificando ed evidenziando i lati più stupidi ed egoisti dell’umanità. A farne le spese è stata soprattutto la cultura, che ne pensi?

Credo che inizialmente il grande entusiasmo per l’innovazione abbia fatto sottovalutare un pericolo che oggi è ormai conclamato. Stiamo viaggiando verso un conformismo senza precedenti. L’era della comunicazione social ha portato ad una inedita dittatura del consenso, in una sorta di democrazia rovesciata: se hai i numeri hai diritto di parola se non ne hai vali meno di zero. La qualità non è più un fattore distintivo, l’unico argomento che pesa è quello numerico. Il risultato è agghiacciante. Per emergere si tende a cavalcare l’onda con l’illusione di essere alternativi, ostentando ricchezza, adeguandosi al trend del momento, il rischio di una totale omologazione è già concreto.

Il titolo dell’album cita lo scrittore Michel Houellebecq, è un autore al quale ti senti affine?

Seguo le sue pubblicazioni da quando anni fa lessi “Le particelle elementari” e ne fui enormemente colpito. Credo sia il Céline dei giorni nostri. con il suo stile provocatorio e dissacrante. Con il dovuto rispetto, credo di condividere con lui un certo gusto non allineato e un approccio stilistico fuori dal coro.

Qual è la tua prossima tappa?

Ad essere duri ed onesti con se stessi, come io cerco di essere, la ricerca porta sempre ad aggiungere nuovi tasselli.

Tornerò presto a teatro con una nuova sfida: “Le notti bianche” di Dostoevskij.


© RIPRODUZIONE RISERVATA