Lecco. Decreto rilancio  Imprenditori scettici
Nonostante una fetta importante della manovra da 55 miliardi sia costituita da aiuti alle imprese, gli imprenditori sono prudenti

Lecco. Decreto rilancio

Imprenditori scettici

Le reazioni. Non piacciono gli aiuti distribuiti a pioggia e si teme che il provvedimento produca burocrazia

«Anche con quest’ultimo decreto non stiamo rompendo un salvadanaio di risparmi accantonati in momenti felici per far fronte a disgrazie di oggi: stiamo facendo ancora debiti che dovremmo poter ripagare solo producendo ricchezza. Invece, al contrario, quest’anno perderemo Pil a doppia cifra per l’epidemia che si è inserita in una situazione economica già compromessa di un Paese sommerso dai debiti. Non possiamo contare su un decreto che spalma soldi a destra e a manca, non per crescere bensì per tirare a campare. Spero solo arrivino ai destinatari finali». Riccardo Riva, alla guida dell’azienda di spedizioni internazionali Fischer&Rechsteiner con quartier generale a Valmadrera afferma di non far conto sugli effetti del Decreto Rilancio in quanto strumento che definisce «di sussidi e soldi a pioggia, che si inserisce in misure per il lavoro che vedono una cassa integrazione ancora a mezz’asta, che ancora non arriva ai lavoratori, oltre a fantomatici aiuti, in sostanza prestiti, a cui le imprese non riescono ad accedere».

La nuova misura non convince diversi imprenditori locali, seppure metta in campo una maxi manovra da 55 miliardi di euro che fra l’altro rinnova il bonus da 600 euro ai lavoratori autonomi, velocizza l’erogazione della cassa integrazione in deroga, cancella l’Irap per quest’anno alle imprese fino a 250 milioni di ricavi, stanzia aiuti alle piccole imprese anche attraverso sconti sulle bollette, credito d’imposta sugli affitti dei capannoni, sostiene nuova patrimonializzazione per le piccole imprese e istituisce attraverso Invitalia un nuovo Fondo Pmi, fino ai bonus green per l’acquisto di biciclette e per ecobonus e sismabonus portati al 110% se le innovazioni adottate con le ristrutturazioni permettono di elevare di due classi l’efficienza degli edifici.

Il punto è avere fiducia nel fatto che tutto ciò, e il resto contenuto in un decreto di quasi 500 pagine, si realizzi. «Siamo arrivati a questo decreto dopo 15 giorni di annunci, proclami, rinvii e litigi politici. Le imprese – aggiunge Riva - stanno chiedendo a gran voce un taglio netto di burocrazia e il Governo produce un provvedimento di centinaia di pagine che necessitano di interpretazioni e decreti attuativi, con buona pace della semplificazione a più riprese promessa. Sembra che ancora la politica non capisca che in termini di imprese e forza lavoro ciò che si deve fare è investire per creare condizioni di crescita, ma in questi ultimi decreti non c’è nulla del genere. In molti – conclude Riva – si chiedono chissà se quest’anno faranno vacanze. Io mi chiedo chissà se quest’anno continueremo tutti a lavorare anche in agosto e creare le basi per andare in vacanza l’anno prossimo. Non me ne vogliano le imprese del turismo, di cui comprendo le enormi difficoltà, ma il Paese ha bisogno di ritrovare le basi per macinare lavoro e ricchezza in tutti i settori».

Stesso sentiment da Matteo Ferraris, ad dell’azienda Bettini di Monte Marenzo: «Le aziende si trovano in un limbo in attesa di capire se c’è un reale rinnovo della cassa integrazione o se ci sono sostegni diretti alla crescita. Vediamo che tolgono l’Irap per quest’anno, va bene, ma è una goccia nel mare che di certo non aiuta le imprese a ripartire, le quali peraltro continuano a sostenere pagamenti e costi fissi. Per fortuna – aggiunge – la nostra azienda non ha avuto bisogno di chiedere in banca i finanziamenti previsti dal precedente Decreto Liquidità, ma so di una burocrazia enorme per far richiesta di prestiti che ancora nessuno ha ottenuto. Ho una fiducia pari a zero su questi strumenti messi in atto dal Governo».

Decreto Rilancio a parte, Ferraris spiega che «sarebbe già buona cosa riuscire a capire in che modo far ripartire le aziende in sicurezza. Non è affatto chiaro come comportarsi per la sanificazione dei luoghi di lavoro, né come far rientrare i dipendenti messi precedentemente in cassa integrazione o in ferie. Non c’è un protocollo che indichi esattamente quali esami richiedere per poter assicurare un ritorno in azienda in sicurezza per tutti. È tutto molto campato in aria e ognuno cerca di fare il meglio possibile sperando di non incorrere in errori di procedura».


© RIPRODUZIONE RISERVATA