L’Aerosol si ferma, timori sul futuro

«Servono soldi freschi per ripartire»

Per l’intera settimana 60 dei 95 dipendenti non andranno in fabbrica. Il sindacato: «Da mesi situazione dominata dall’incertezza», oggi incontro con l’azienda

L’Aerosol si ferma, timori sul futuro «Servono soldi freschi per ripartire»
La conferenza stampa dei sindacati nella sede di via Besonda a Lecco

Da oggi e per almeno l’intera settimana 60 dei 95 lavoratori dell’azienda Aerosol Service Italiana di Valmadrera non andranno in fabbrica.

La causa, hanno spiegato ieri i sindacati, «è il fermo del reparto produzione, il primo nella storia aziendale gestita fino a due anni fa da Ludovico Fiocchi, un blocco indotto non tanto da una crisi di ordini bensì dalla mancanza di liquidità che non permette di acquistare ciò che serve per produrre».

La situazione sarà affrontata questo pomeriggio in un incontro convocato in Confindustria fra proprietà e parti sociali e a seconda dell’esito del confronto i sindacati decideranno se organizzare, nella giornata di domani, un presidio davanti ai cancelli per aggiornare i lavoratori.

Un incontro voluto «per fare chiarezza - ha affermato Nicola Cesana, segretario della Filctem Cgil - in una situazione in cui da un anno e mezzo per noi l’unico interlocutore sulle vicende dell’azienda è Confindustria, visto che dall’ultima visura camerale dello scorso marzo la famiglia Fiocchi, da sempre azionista di Aerosol Service, non compare più nella proprietà, ora di fatto riferita a una società lussemburghese. In pratica non sappiamo di chi siano le quote azionarie della Seconda Investimenti, società che a sua volta è della lussemburghese Karmainvest S.A.. Abbiamo scoperto la cessione in marzo, quando dopo una nostra lettera alla famiglia Fiocchi affinchè intervenisse sulla situazione finanziaria abbiamo saputo che c’era stato un passaggio di quote e un conseguente disimpegno».

In ogni caso per entrambe le società l’amministratore unico era Giovanni Bartoli, arrestato nel luglio scorso per bancarotta fraudolenta relativa a una società milanese. Oggi ad dell’azienda è Giovanni Saggiomo, che ieri abbiamo cercato senza successo, mentre in merito alla posizione della famiglia Fiocchi ci arriva conferma (box in pagina) che la cessione della quote è stata totale.

Ora un’altra data su cui si concentra l’attenzione di Cgil, Cisl e Uil è quella del 13 settembre, giorno in cui il cda aziendale dovrebbe decidere l’aumento di capitale sociale «per circa un milione di euro, un impegno - ha affermato Massimo Ferni, segretario della Femca-Cisl di Lecco e Monza - già annunciato dall’azienda mesi fa e non mantenuto. Il nostro appello è quello di uno sforzo finanziario prima che sia troppo tardi».

Da un paio d’anni l’azienda, terzista per i settori della cosmetica e per forniture di alta gamma di prodotti farmaceutici vive una forte tensione finanziaria che rende difficili i rapporti coi fornitori e che sta mettendo in crisi i lavoratori, ora in arretrato di stipendi.

Per tutti i dipendenti sono stati firmati due contratti di solidarietà, uno a metà del 2016 e uno lo scorso marzo, «accompagnati anche da qualche sacrificio - ha aggiunto Ferni - di riduzione salariale nel 2016 con l’impegno alla restituzione quando si fosse ripresa la produzione. Nel tempo, da un piccolo ritardo siamo arrivati a due mesi di arretrati nei pagamenti di luglio e agosto, oltre al mancato pagamento delle quattordicesime».

Arriva da Piero Fiocchi la conferma che «la famiglia Fiocchi ha venduto con atto notarile del settembre 2016 il 100% della proprietà di Aerosol Service, per cui ora nessun componente della nostra famiglia ha nessun tipo d’interesse nel nuovo assetto societario. Siamo fuori. L’azienda aveva una serie complessa di problemi gestionali e io, a 87 anni, ho accettato la proposta di cessione che è arrivata dalla Seconda Investimenti». Sul fatto che questa sia controllata dalla Lussemburghese Karmainvest l’imprenditore afferma deciso «non so niente di Lussemburgo, quello che è accaduto dalla cessione in poi non ci riguarda più in nessun modo».

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