Calolzio: «Via Di Vittorio abbandonata   Zona a rischio sociale»
Le case Aler serbatoio di disagio sociale

Calolzio: «Via Di Vittorio abbandonata

Zona a rischio sociale»

La minoranza consigliare chiede manutenzione del verde pubblico e attenzione agli abitanti

«E’ necessario tornare a dedicare a quest’area la giusta attenzione non solo in termini di manutenzione ma anche e soprattutto in chiave sociale, perché l’abbandono che registriamo in via Di Vittorio rischia di fare danni sotto più punti di vista».

Sono gli esponenti di Cambia Calolzio a farsi portavoce della situazione di disagio che da qualche tempo viene lamentata dagli abitanti di quest’area periferica, caratterizzata dalla presenza di numerose case popolari nelle quali convivono, spesso a fatica, culture e nazionalità differenti.

In primo luogo, l’attenzione di Diego Colosimo, capugruppo in consiglio comunale, e Giuliano Barachetti è dedicata al decoro urbano. «Qui la manutenzione è una chimera – affermano -. Basti guardare l’altezza che è stata raggiunta dall’erba e le condizioni di siepi e alberi, in assenza di regolari interventi di sfalcio. Per denunciare questa situazione di degrado abbiamo scritto all’Aler, la cui gestione sul territorio ultimamente è “complicata”, e al Comune, chiedendo un intervento».

In presenza di una vegetazione cresciuta in modo incontrollato, infatti, gli abitanti della zona temono rischi di carattere igienico, per la possibile presenza di topi.

Ma la richiesta dei residenti – e dei rappresentanti di Cambia Calolzio – riguarda anche la sistemazione del parco che sorge proprio in fregio a via Di Vittorio, inutilizzabile ormai da una decina d’anni: dopo aver richiesto diversi interventi di bonifica dal creosoto (la sostanza in cui erano impregnate le traversine dei binari utilizzate come arredo dello spazio verde nei decenni passati) «quest’area è stata lasciata andare ed è inaccessibile quando potrebbe invece costituire un punto di aggregazione e incontro per i bambini e gli anziani di questa zona».

C’è però anche un’altra dinamica, più delicata, sulla quale Diego Colosimo e Giuliano Barachetti hanno voluto portare l’attenzione. «In questi palazzoni si scontrano culture molto diverse. Ci sono anziani meridionali e giovani extracomunitari tra i quali le tensioni sono spesso molto forti, scale dei condomini in cui le divergenze sono davvero importanti e l’intolleranza reciproca è ai massimi livelli. E’ un problema sociale che rischia di esplodere da un momento all’altro e comunque che non si risolverà da solo. Servono azioni mirate per evitare che questo diventi un ghetto».C.Doz.


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