Mercoledì 29 Maggio 2013

Le elezioni raccontano un Paese strano

Il Pd non era così messo male, se è riuscito a ottenere buoni risultati alle amministrative dopo tutto quello che è successo. E Grillo non era messo così bene, se ha subito questo flop. Resto sorpreso dai capovolgimenti improvvisi delle tendenze politiche emerse dalle ultime elezioni, non si sa più che paese siamo per davvero. Di conseguenza, prendersene cura è veramente difficile. Chi è incaricato del compito merita qualche comprensione in più.

Giovanni Vanetti

Il governo Letta beneficerà del risultato elettorale. Il crescere dell'astensionismo - cioè dell'insofferenza, del disgusto, della protesta - gli permetterà d'osare sul piano riformistico più di quanto i partiti che lo sorreggono hanno fin qui concesso. La politica può giovarsi dell'antipolitica, se si ricorda di poter essere una politica lungimirante. Il Pd va bene nelle periferie nonostante i guai che si autoprocura al centro perché ha una tradizione di bravi amministratori. Gli avversari non possono dire lo stesso. Se avesse scelto il sindaco Renzi invece del segretario Bersani per provare a battere Berlusconi e Grillo, non ci troveremmo nelle mani d'un esecutivo di transizione. Non parliamo poi del doppio harakiri (Marini e Prodi) alle elezioni per il presidente della Repubblica. Il verdetto di questa tornata elettorale dà ai democrats un'indicazione precisa in vista del congresso: sanno dove pescare il nuovo leader. Infine, a proposito di leader: Berlusconi perde (salvo miracolistico ballottaggio) a Roma dopo aver perso a Milano e aver dovuto consegnare la Lombardia alla Lega. Perde nonostante il calo grillino e i sondaggi favorevoli: la realtà è diversa dall'immaginazione. Anche per il re della fiction.

Max Lodi

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