Riecco Tavecchio  «Lombardia, si cambia»
CARLO TAVECCHIO DOPO L’ELEZIONE (Foto by lariosport lariosport)

Riecco Tavecchio

«Lombardia, si cambia»

Lunga intervista al nuovo presidente del calcio della Lombarida: «Assurdo, noi trattati come evasori, la ripartenza passa dall’aiuto della politica»

Dopo un mese senza governo, dovuto all’inattese dimissioni della maggioranza del vecchio consiglio, il calcio lombardo ha finalmente un nuovo direttivo e il suo “nuovo” presidente: Carlo Tavecchio. Il navigato dirigente di Ponte Lambro sabato scorso è infatti stato eletto presidente del Comitato Regionale Lombardia della Lnd-Figc, per il quadriennio olimpico 2021-2024. L’assemblea ordinaria elettiva delle società lombarde, riunite per la prima volta online, l’ha preferito per una manciata di voti all’avversario, il bresciano Alberto Pasquali: 380 a 366 (5 le schede bianche). Un successo che ha probabilmente premiato chi queste elezioni le ha volute più di tutti e che, assieme alla sua squadra, ha evitato un pericoloso rinvio nel periodo più difficili per il calcio dilettantistico e giovanile.

Tra le tante battaglie elettorali che ha vinto in carriera, come è stata quest’ultima che l’ha riportata alla presidenza del Comitato regionale Figc?

È stata emozionate. In queste stanze ci sono stato dal 1996 come presidente, ma ero già qua dal 1988 da consigliere. Di strada ne ho fatta tanta. Non ci si può non emozionare con questi ricordi.

A 77 anni cosa l’ha spinta a rimettersi in gioco?

Ho 77 anni e fortunatamente sono in salute. Non vedo quale sia il problema. Biden ne ha 78 ed è stato eletto presidente degli Usa. La spinta è arrivata ad aprile dell’anno scorso, quando sono stato chiamato da alcuni dirigenti ed ex consiglieri del Comitato che mi hanno chiesto la disponibilità a tornare in gioco. Ci ho pensato un po’ e poi ho capito bisognava dare una mano a una Lombardia che stava perdendo il suo prestigio. Poi, nei mesi scorsi, con l’approvazione della legge Spadafora che ci ha trattato a pesci in faccia, mi sono detto che era il caso di spendersi ancora un po’ di più per il bene della mia regione e delle società.

Una vittoria tirata, non senza polemiche da parte del suo avversario Pasquali che ha fatto ricorso. Lo coinvolgerà nelle decisioni da prendere?

In merito al ricorso non ho proprio nulla da dire. È stata una votazione sul filo del rasoio, ma non ho inventato io la storia della maggioranza e dell’opposizione. C’è un gruppo di società di Bergamo e Brescia che sono contro il resto del mondo. Dovrò tenere conto di questa situazione e poi valuteremo

Ha parlato più volte di una situazione drammatica per il movimento…

Io sono qui con la voglia di dare una mano alle società della mia regione, per creare un sistema che possa essere auto-sussistente in un momento drammatico a causa della pandemia. Il problema più grave sono i soldi, la carenza di risorse economiche. Con l’aiuto dei soli privati non si può più andare avanti. Ricordiamoci che lo sport è prima di tutto attività sociale. Se non interverranno i Comuni a dare un aiuto, la vedo dura per la nostra realtà. Quando io ero sindaco di Ponte Lambro ho sempre dato un cospicuo contributo alla Pontelambrese: allora c’erano 150 ragazzi, oggi sono 200. Come si può pensare che le istituzioni non aiutino le società con tutto quello che fanno?

Quali sono i punti chiave del programma sui quali lavorerà da subito?

La prima cosa da fare è studiare una proposta di legge che cambi quella promossa nei mesi scorsi dal Ministro dello sport Spadafora. Ci ha trattato come dei grandi evasori, ha tolto il vincolo sportivo e la possibilità di aiutare i giovani che possono e devono essere patrimonio dei vivai delle società. Sono questioni che vanno risolte in maniera organica. Tutte le iniziative economiche in Italia vengono assistite da recovery-found, ristori e sostegni finanziari. Bisogna intervenire anche sulle società calcistiche. In Italia siamo circa un milione di tesserati e quasi dodicimila società presenti ovunque. Siamo parte integrante del territorio e del tessuto sociale. La classe dirigente lo deve capire per dare la giusta considerazione al movimento.

Passando al calcio giocato e ai tantissimi ragazzi che non vedono l’ora di riprendere, cosa può dire sulla ripartenza?

Dobbiamo provare a trovare una soluzione che ci permetta di completare almeno metà stagione e disputare playoff e playout. Il mio auspicio è questo, ma purtroppo non dipende me. Dipende tutto dall’evoluzione della situazione sanitaria. Ad esempio come Comitato abbiamo un primo problema con l’Eccellenza: la serie D è in corso, a fine stagione dovremo fornire delle promosse e accogliere delle retrocesse. Ma se non riusciremo a chiudere in qualche modo i campionati, come faremo? La volontà è, soprattutto per i più giovani, quella di tornare al più presto almeno ad allenarsi, rispettando regole e accorgimenti. Per tornare a una sorta di normalità sarà però necessario che il vaccino faccia il suo corso, non vedo alternative.

È da sempre un grande appassionato del calcio comasco, a partire dalla sua Pontelambrese…

È la mia grande passione. Dopo averla fondata nel 1974, sono 46 anni che la seguo ogni volta che posso. Mi regala grandi soddisfazioni.

Ha avuto, e tuttora ha, tanti amici dirigenti, uno su tutti l’ex presidente della Guanzatese Angelo Dubini…

La sua scomparsa è stata un dolore tremendo, una disgrazia improvvisa, incredibile. Se n’è andato così in fretta da non crederci. Angelo era un grande uomo.

La Lnd e Sibilia hanno provato in tutti i modi a metterla fuori gioco: ha intenzione di candidarsi di nuovo alla presidenza della Lnd?

In questo momento mi sto occupando del calcio lombardo. Credo che il futuro del sistema calcio in Italia vada ripensato e decentrato, anche se io l’avevo costruito a Roma così forte e potente perché era tempo di vacche grasse. C’erano tante entrate e possibilità, tant’è che un in quegli anni raccolsi quasi 35 milioni di sponsorizzazioni. Adesso la situazione è cambiata, i problemi sono altri: non si trovano più quelle risorse ed è per questo che il sistema va reinventato.

Come valuta invece il lavoro del suo successore alla Figc Gravina?

Ha fatto un lavoro ordinario, portando avanti molte cose fatte da me: disponibilità liquide (tante), il var, la gol line technology, le quattro squadre in Champions. Ha trovato la strada in discesa. Per quel che mi riguarda io pago il palo di Darmian a Stoccolma e l’autorete di De Rossi. Se non fossero accaduti quegli episodi, il panorama sarebbe diverso.

Tornando indietro alla mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali 2018, c’è qualche scelta che non rifarebbe?

Ventura?

Io non ho scelto Ventura. La prima scelta era stata Capello, ma disse gentilmente di no. Poi scelsi Donadoni che disse di sì, ma il suo presidente non lo liberò. Poi aprimmo alla soluzione di Ventura con Lippi, insieme, ma ci fu quel problema col figlio di Lippi, procuratore, e l’operazione non andò a buon fine. Rimase Ventura, questo è quanto.


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