Giovedì 10 Luglio 2014

Il Lecco ha cambiato anche pelle

Da società per azione diventa srl

Il presidente Stefano Galati all’ingresso nella sede di via don Pozzi
(Foto by foto menegazzo)

Confermato lo staff tecnico, confermati alcuni giocatori della scorsa stagione e arrivati i primissimi acquisti (da integrare naturalmente), trovati campi e sede del ritiro, il Lecco è ripartito. Almeno tecnicamente.

Restano però i problemi economici di sempre. Ovvero i debiti da pagare. E, in silenzio, o “a fari spenti” come ama dire il presidente Stefano Galati, in questi giorni la Calcio Lecco è stata trasformata da società per azioni a società a responsabilità limitata.

Un cambio passato sotto silenzio, ma importante. «È un atto dovuto – minimizza Galati -. Quando un capitale sociale di 300mila euro viene dilapidato si deve per legge trasformare la società da spa a srl. L’abbiamo portata avanti già troppo questa spa». In realtà è stato l’unico escamotage possibile se si voleva evitare il fallimento. Nel senso che o si reintegrava il capitale sociale da 300mila euro depositato, oppure si chiudeva baracca e burattini.

Ma Galati getta acqua sul fuoco: «Questa trasformazione vuol dire che la società è stata messa nelle condizioni di operare nella più assoluta tranquillità. Come spa c’era sempre il problema del capitale sociale da reintegrare. Ora, invece, il capitale sociale versato è di poco superiore ai 10mila euro di legge, in quanto è avanzato qualcosa dal precedente capitale sociale…».

Galati riprova la carta dei “sostenitori”. Sperando che, oltre a Bizzozero, il Lecco piaccia ad altri: «Se vuole entrare qualcuno, bene. Penso che la situazione ora sia molto più snella e che gli imprenditori possano avvicinarsi, oggi… Ci sono molti meno problemi di quanto si pensava ci fossero».

Di sicuro per merito di Bizzozero. Senza di lui… «Io ho pagato una parte degli stipendi e lui un’altra (il rapporto è di uno a due, n.d.r.). Bizzozero lo definirei un uomo di parola – taglia corto Galati - L’unica persona che, nonostante tutti i problemi, ha voluto credere a quanto gli ho detto».

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