«A Seregno grinta e serenità        È la svolta». Parola di Iocolano
Simone Iocolano, 32 anni per 1,74 d’altezza, è stato il protagonista della vittoria a Seregno

«A Seregno grinta e serenità

È la svolta». Parola di Iocolano

Un gol e un assist per Petrovic, Simone il protagonista della vittoria di domenica. «Fin dall’inizio abbiamo capito che avremmo dovuto fare qualcosa in più del solito per vincere, e ci siamo riusciti».

Non c’è partita che non sia, nel suo piccolo, un romanzo. Un’occasione per raccontare una storia nella storia.

Come quella di Simone Iocolano, fromboliere bluceleste, goleador ritrovato. La pretattica di sabato («forse non gioca») era chiaramente strumentale a un suo impiego. E alla sua convincente prestazione di Seregno: gol e assist per Petrovic.

E lui, a mente fredda, non può che confermare: «Avremmo potuto e dovuto solamente fare questo tipo di prestazione per fare i tre punti. Tre punti fondamentali per il nostro percorso e per quanto sofferto fino a due settimane fa. Avrebbe potuto finire anche soltanto 1 a 0 e non 4 a 1 ma era lo spirito con il quale abbiamo affrontato la partita, che è stato quello giusto. Anche perché loro per prestazione mentale e per cattiveria sono bravi».

Insomma, quello che mancava prima in trasferta, è stato messo sul campo del “Ferruccio”: grinta e determinazione. Senza esagerare ma con grande lucidità: «Avevamo capito subito che avremmo dovuto fare qualcosa in più del solito, per vincere. Sia chi ha giocato, sia chi è subentrato, ha dato il massimo. Non era facile subentrare, lo sottolineo, perché loro continuavano a giocare e a cercare di fare qualcosa anche sullo 0-3. Insomma, non si sono mai dati per vinti. E chi è entrato l’ha capito e si è messo subito a disposizione».

Manca ancora quel pizzico di personalità in più che serve per fare il salto da buona a ottima squadra: «Non abbiamo gestito male la partita – obietta l’attaccante bluceleste -. Abbiamo visto a Piacenza che non avevamo ancora raggiunto la tranquillità di Seregno. Era tanto che non andavamo in vantaggio su un campo molto difficile e non è facile tenere quella concentrazione e quella personalità di cui si parla. Non c’è stato però un atteggiamento rinunciatario. Dietro sapevamo tutti benissimo cosa fare. Se si può giocare si gioca, e l’abbiamo fatto vedere, e se non si può giocare, non si gioca. Nei mesi bui non capivamo quando tenere il pallone e giocarlo e quando buttarlo fuori dallo stadio senza pensarci su due volte».

Insomma, una serenità mentale grande rispetto al periodo buio dei due punti in otto partite, recentissimo.

E un Iocolano che sembra redivivo. E, soprattutto, sereno: «In verità non ho mai perso la mia serenità – spiega il bomber bluceleste -. Mi conosco, oramai, avendo 32 anni. Non ho solo vinto campionati ma affrontato anche due retrocessioni. Chiaro che dopo Trento ero a pezzi perché il calcio, dopo mia moglie e mia figlia, è la cosa a cui tengo di più. Anche negli allenamenti per me il calcio è allegria. Se non l’avessi più smetterei di giocare a calcio. Ma se a Seregno non ho esultato come al solito è stato perché avevo bisogno di uno sfogo».

De Paola aveva paragonato Iocolano ai migliori del calcio italiano, prima della partita: «Ovviamente mi ha fatto molto piacere – ammette il vaporoso attaccante del Lecco -. Ma la sua qualità primaria è di trasmettere grinta dal primo minuto di allenamento fino all’ultimo. Tutti quanti siamo molto sul pezzo per capire quanto ci sta chiedendo. Ha la grinta che aveva Gattuso: lui non aveva le qualità per stare al passo dei campioni del Milan, ma ci stava alla grande perché aveva una grande mentalità. La stessa che ha De Paola».

Si parla sempre di mercato, quando si parla di Iocolano. Resterà? «Mercato? Non ci vado. Io vado solo al market. Se non vado dal fruttivendolo sotto casa».


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