Calabro: «Mai più mancate iscrizioni. Per tutti noi del Lecco fu uno choc»

Calcio L’ex terzino bluceleste ora allena il Francavilla, dove è arrivato anche il ds Domenico Fracchiolla: «Ho vissuto in prima persona il 2002 di Cimminelli»

Calabro: «Mai più mancate iscrizioni. Per tutti noi del Lecco fu uno choc»
Agosto 2001: Antonio Calabro si allena sui campi del Lavello

Mentre il Lecco si dibatte nei propri dubbi e nelle proprie incertezze e anche se la prospettiva della mancata iscrizione diventa, pare, più lontana con il passare delle ore, a Francavilla, oramai una seconda sponda bluceleste, si godono il sole, il vicino mare e le prospettive di una stagione da protagonisti.

By Antonio Calabro e Domenico Fracchiolla, due ex blucelesti “storici”. Che coppia! E dire che prima di quest’estate non si conoscevano manco. A mister Calabro, ex bluceleste dei tempi della grande salvezza a Padova (1999), ma anche della scomparsa targata 2002 (fu allora proprio una mancata iscrizione a rovinare una stagione targata Roberto Donadoni), chiediamo se il suo carattere, allenato e temprato a Lecco come difensore centrale, sia rimasto lo stesso.

E cosa pensa delle possibilità di iscrizione del Lecco: «Del Lecco so quello che scrivete voi – taglia corto – Nulla più. Ma se dite che potrebbe iscriversi, sono l’uomo più felice. Di sicuro è una squadra e una piazza che porterò sempre nel cuore. Per il resto, in merito al mio carattere, beh… sono rimasto quello che ero: grintoso. Non si perde il carattere, almeno quello. Sono cambiato molto a livello di come intendo il calcio, invece». In che senso? «Che quando fai il giocatore - spiega l’ex terzino bluceleste - e sei giovane, non sei attento a tante piccole sfaccettature mentre quando siedi in panchina stai davvero attento a tutto. Io non ho mai avuto un modulo fisso anche se faccio spesso il 3 -5-2 (che è anche il modulo preferito da Alessio Tacchinardi, n.d.r.). Però a Carpi ho fatto il 4-3-3, il 4-2-3-1 e a Catanzaro il 4-3-1-2. Spesso mi piace la difesa a tre, anche se io a tre, da calciatore attivo, giocai solamente con mister Giampaolo Rossi quando ci salvammo a Padova con il famoso gol di Bebeto (Bertolini, n.d.r.). E poi a Castel di Sangro con un altro ex bluceleste come mister, Osvaldo Jaconi…».

Insomma, la carriera calcistica e di allenatore di Antonio Calabro è intrisa di bluceleste. E le sue speranze sono sempre legate a un risorgimento bluceleste: «Oggi come oggi e con i tempi che corrono, bisogna trovare stabilità societaria. Il fatto che ogni volta che finisce il campionato non si trovi continuità e tranquillità, non fa bene a nessuna società. Ma il Lecco è già passato da questa situazione. Proprio nel 2002 con Cimminelli che lasciò la società a Belardelli e ci fu la mancata iscrizione. Fu per me e gli altri giocatori uno shock. Purtroppo buttarono via un grande campionato di cui eravamo stati protagonisti. Non deve più succedere, almeno lo spero vivamente».

Intanto il Lecco ha sicuramente perso un grande diesse. Domenico Fracchiolla: «Non lo conoscevo prima – ammette Calabro – ma lo trovo molto informato. Sempre all’opera. Conosce il panorama calcistico giovanile e anche dei grandi soprattutto in serie C. Ma anche la Primavera, i giovani che hanno giocato in serie D. È molto informato. Il Lecco ha sicuramente perso tanto con lui, anche perché ha fatto un ottimo lavoro in questi anni, mi pare…».

Alla Virtus Francavilla invece stabilità e programmazione sono due concetti dati per acquisiti. «Il programma è biennale – spiega l’ex difensore del Lecco -. Io portai questa piazza dall’Eccellenza in Lega Pro. Tutt’ora il mio primo anno di Lega Pro fu il miglior piazzamento della Virtus, con il quinto posto a 57 punti. Voglio riprovare a fare bene, ora che sono ritornato. Il che non è mai facile. Certo, con un programma biennale e fatto sui giovani, con la valorizzazione del settore giovanile e una gestione patrimoniale oculata, che però non faccia mancare nulla ai giocatori e allo staff, posso ben sperare. Se gli addetti ai lavori sono bravi e competenti, si rischia di fare bene».

Il vero problema è quando le incertezze sono più delle certezze, come sta accadendo ora a Lecco.

© RIPRODUZIONE RISERVATA