Troppe imprudenze nei boschi  «Non si può morire per qualche fungo»
Un cercatore di funghi: spesso anche l’abbigliamento può fare la differenza tra la vita e la morte

Troppe imprudenze nei boschi

«Non si può morire per qualche fungo»

Paruzzi (Soccorso alpino): «Sembra una “malattia”

Non bastano solo le gambe: ci vuole anche la testa»

Conoscenza dei luoghi, equipaggiamento, preparazione personale, non essere mai soli.

Sono le raccomandazioni che non sono mai abbastanza ripetute a chi va in cerca di funghi, se si vuole evitare che si ripetano le tragedie capitate nei giorni scorsi.

«Tutti gli anni è la stessa storia - scuote la testa Fabio Paruzzi, vice capo della stazione Valsassina-Valvarrone del Soccorso alpino – sembra diventata una “malattia”, ma non si può morire per qualche fungo. Ringraziamo il cielo che in questi giorni non è piovuto e non c’era il bosco bagnato, altrimenti sarebbe stato ancora peggio».

Giovedì pomeriggio Paruzzi ha partecipato alle ricerche dell’uomo di Castello Brianza, ritrovato poi morto nel tardo pomeriggio nell’area sotto la chiesetta di Sant’Ulderico, nel territorio di Valvarrone.

«Nel bosco era già buio eppure c’era ancora gente in giro - racconta – Prima di tutto bisogna andare in posti che si conoscono perché, a parte il perdere l’orientamento, ci si può trovare in circostanze in cui non si riesce a cavarsela da soli e si può peggiorare la situazione. Ho provato difficoltà anch’io nello stare in piedi, durante la ricerca. I boschi sono sporchi, non come nel passato quando non si trovavano foglie perché venivano utilizzante nelle stalle. Ci sono poi radici che escono da terreno e metterci un piede sopra è come metterlo sul ghiaccio».

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