Peggio dei politici
soltanto i tromboni

Toglietegli il fiasco. Se uno pensa che la politica abbia dato il peggio di sé in queste giornate grottesche che hanno portato all’elezione del nuovo capo dello Stato si sbaglia di grosso. Non tanto perché i nostri statisti non abbiano accumulato una serie di pantagrueliche figure di palta - primi fra tutti Salvini e Conte, dopo la farsa della doppia candidatura rosa mandata allo sbaraglio e silurata nel giro di mezza giornata - ma perché c’è una categoria che li ha sorpassati in tromba e lasciati a chilometri di distanza.

E quale potrà mai essere se non la nostra, che in quanto a senso critico, assenza di narcisismo, schiena dritta - e voglia di lavorare - non prende lezioni da nessuno? Dopo avercele piallate per mesi sulle ormai imminenti votazioni per il Quirinale, dopo le quali nulla sarebbe più stato come prima, il top lo si è visto in questi ultimi giorni. Ragazzi, appena sono partite le dirette è stato subito Circo Barnum. Una sequela ininterrotta di speciali televisivi e maratone e focus e faccia a faccia e porta a porta nella quale i più eminenti quirinalisti, i più eroici inviati-editorialisti, i più sgargianti conduttori, e, soprattutto, i più ineffabili grandi analisti dei più autorevoli giornaloni ci hanno regalato esibizioni degne del campionato mondiale di giocoleria e prestidigitazione.

E quante cose sanno, i grandi analisti, e come te le raccontano e come te le spiegano e come te le sermoneggiano, con il ditino alzato e la fronte corrucciata, e che ammicchi e che sorrisetti e che ammuine con i vicini di poltrona ed è di tutta evidenza e cari colleghi e come si può ben capire e noi che la sappiamo lunga e noi che da anni setacciamo il transatlantico e noi che raccogliamo le confidenze e le confessioni e i rancori e i livori e i calambour e i retroscena, noi della vecchia scuola, noi della vecchia guardia, noi che svolgiamo a un certo livello il più antico mestiere del mondo, che è un porco mestiere che qualcuno deve pur fare, e Draghi di qui e Berlusconi di là e le riserve della Repubblica di su e le nuove donne di talento e di potere di giù e bla bla bla...

E giorni e giorni a sbrodolare e a pestare l’acqua nel mortaio, da mane a sera, e poi li vedi saltabeccare da un canale all’altro, da un programma all’altro, da una fascia oraria all’altra, a ripetere le stesse identiche cose e la grammatica istituzionale e l’abc della politica e l’epos della prima Repubblica e quando Nenni e quella volta che Gronchi e quell’aneddoto su Bucciarelli Ducci, e sono delle vere arche di scienza, i grandi analisti, anche se poi, a noi popolo bue a un certo punto sorge spontanea la domanda di quando mai avranno il tempo di studiare - e di lavorare - se sono tutto il tempo in televisione. E anche questo è un bel mistero...

E non sbagliano una mossa, i grandi analisti, e la terna del centrodestra è solida e performante e Cassese è l’asso nella manica e il presidente del Senato è la svolta decisiva e la zarina dei servizi segreti (roba da Corea del Nord…) è la mossa del cavallo e Renzi lo pensa, ma non lo dice e Casini lo dice, ma non lo pensa e i vertici e i summit e i conclavi e Grillo (nientemeno…) che telefona in diretta e la postura di Salvini e il linguaggio del corpo di Letta e i pizzini di Tajani e me lo ha detto mio cugino e ho fatto il militare a Cuneo e le cavallette e tutta una ratatuille di soliloqui lunari che, mentre gli ascolti continuano inesorabilmente a precipitare - certi programmi traboccanti di pifferi e tromboni sono stati asfaltati dal Grande fratello Vip, da Amici e pure da Uomini e donne… - insinuano nel povero ascoltatore il sospetto che tutti questi fenomeni del giornalismo conformista collettivo - sempre gli stessi, chissà come mai? - di questa astrusa faccenda di veti e controveti non ci capiscano una beata mazza.

E infatti, alla fine, quando la realtà fa timidamente capolino tra i ghirigori della categoria più autoreferenziale del mondo, che dice di essere attaccata alle caviglie del potere e invece ne è parte integrante, si capisce che, come tante altre volte - Lehman Brothers, Trump, Brexit - sta succedendo l’esatto contrario di quanto vaticinato e catoneggiato da lorsignori e che il loro grado di comprensione della realtà è tendente allo zero. Ora, una volta fatta una figuraccia del genere, i grandi analisti dovrebbero prendere armi e bagagli, salire su un camion travestiti da soldati tedeschi, raggiungere il ridotto valtellinese e sotterrarcisi per i prossimi due lustri al fine di purgare le loro vergogne. E invece, niente. Questi geni della doppia parte in commedia, un secondo dopo il fattaccio, fanno un’inversione a U da manuale e, come se niente fosse, eccoli tutti lì a concionare che era ovvio che finisse così, e cioè che gli scappati di casa sarebbero andati in ginocchio da Mattarella implorandolo di rimanere, e che era di tutta evidenza, era nelle corde delle dinamiche parlamentari, nella storia del potere non si inventa nulla, signora mia, e noi che sappiamo le cose lo avevamo detto da subito e noi che siamo navigati e monsieur Lapalisse e solo uno sprovveduto non avrebbe letto il sottotesto di quei tre voti a Rocco Siffredi e le segrete stanze e la stanza dei bottoni e via andare così, a sbianchettare, a insabbiare, a trombonare e, soprattutto, ad autocelebrare la propria insostituibilità e infallibilità. Tutto vero.

E non fatevi ingannare dalle cosiddette risse in diretta - che piglio, che toni, che occhi di bragia - tra i grandi analisti di destra e i grandi analisti di sinistra. Quello è solo cabaret. Non esiste alcuna spaccatura tra destra e sinistra. Questi qui - politici e grandi analisti - alla fine dei giochi se ne vanno tutti quanti assieme in allegra e garrula compagnia a mangiarsi i rigatoni con la pajata. Perché l’unica spaccatura che esiste in Italia non è quella verticale tra destra e sinistra, ma quella orizzontale tra tutti loro, quelli che sanno stare al mondo, e tutti gli altri - cioè noi –, quelli che non contano un cazzo. Pensi soprattutto a questo, il nuovo (?) presidente della Repubblica.

@DiegoMinonzio

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