I due Mattei e la favola  di rana e scorpione

I due Mattei e la favola

di rana e scorpione

Domani è un altro giorno e si vedrà. Tutta la crisi è nel verso di questa canzone di Ornella Vanoni. Ed è più mai valido un altro celebre estratto, questa volta da un brano di Lucio Battisti: cosa succederà lo scopriremo solo vivendo. Perché di tutte le crisi di governo al buio questa è davvero la più tenebrosa nonostante sia nata sotto il solleone di agosto che per ora, tanto per restare nella musica leggera ora con Edoardo Vianello, ha spellato solo Salvini. Il capitano ha incassato ieri il definitivo ben servito dagli ex alleati di 5 Stelle che hanno concluso il summit nella villa di Beppe Grillo liquidandolo come interlocutore non credibile. In risposta il leader della Lega ha sfoderato ancora quella che sembra essere diventata una sua ossessione: l’altro Matteo, Renzi che proprio grazie alla crisi innescata dall’omonimo è tornato in auge. Ecco, se c’è uno snodo negli accadimenti politici è proprio questo. Ma è meglio procedere con ordine perché già ci si capisce poco. A oggi restano in campo tre ipotesi: quella sempre più flebile delle elezioni anticipate, quella con alto tasso di improbabilità dell’ “abbiamo scherzato” e avanti con l’attuale maggioranza dopo il passaggio nella macchina per fare il rimpasto e, la più gettonata di un governo con un’altra maggioranza con ogni probabilità tra Pd-Leu-+Europa e i Cinque Stelle che nel Parlamento attuale, che non è quello virtuale che molti italiani hanno in mente dopo le elezioni europee e i sondaggi sarebbe più che autosufficiente magari con qualche aiutino, ogni tanto, dei “berluscones”.

Anche il povero Nicola Zingaretti, segretario del Pd ossessionato da Renzi quasi quanto Salvini, sembrerebbe rassegnato a mandare giù l’amaro calice. A lui le elezioni anticipate non sarebbero dispiaciute affatto, lo si sa. Certo, con ogni probabilità non avrebbe vinto la tenzone delle urne ma almeno quella interna al partito con il suo predecessore sì. Non fosse altro perché i parlamentari (tra cui Zingaretti medesimo oggi fuori dai palazzi dalla politica) gli avrebbe potuti scegliere, forgiare e controllare lui, al contrario di quanto avviene ora. Dopo però che per la maggioranza anti Salvini, a forte rischio di scottatura anche quando l’estate sarà un ricordo e si entrerà nell’autunno rovente della legge di bilancio e del rischio di aumento dell’Iva, si sono spesi buona parte del gruppo dirigente del Pd, una sequenza di padri più o meno nobili del centrosinistra quali D’Alema, Veltroni, Prodi ed Enrico Letta e forse apparendo in sogno al segretario perfino Moro e Berlinguer anche il fratello del commissario Montalbano ha poco da fare. E qui rientra in gioco Renzi che con la sua predisposizione ad attrarre amore e odio entrambi in quantità industriali e in proporzioni differenti a seconda dei momenti (pecularità che sembra aver trasmesso all’altro Matteo) è un po’ anche l’elemento che frena più di qualche grillino nell’accettare l’abbraccio che salverebbe tante poltrone pentastellate. Ecco se Renzi ragionasse da statista, preso atto dell’ossessione dell’arci nemico Salvini che la rilancerebbe da qui all’eternità se l’eventuale nuovo governo dovesse durare così tanto, dell’astio di alcuni futuri alleati e della situazione non certo comoda in cui ha infilato il suo attuale successore alla segreteria dem, potrebbe fare un passo di lato assieme al suo cerchio magico con Boschi, Lotti ecc… per il bene del paese e per far nascere in maniera serena la nuova maggioranza.

Lo farà? Chi lo sa. Forse potrebbe venirci in aiuto Esopo con la sua favola forse più celebre: quella della rana e dello scorpione. Quest’ultimo doveva attraversare un corso d’acqua e non sapendo nuotare chiese aiuto al batrace che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda”. La rana gli rispose “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!” “E per quale motivo dovrei farlo?” incalzò lo scorpione “Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!” La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.

A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. “Perché sono uno scorpione…” rispose lui “È la mia natura!” Quale sarà la natura di Renzi questa volta? Lo scopriremo solo vivendo. Da domani che è un altro giorno e si vedrà.


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