Forse nulla è cambiato
Ma molto può cambiare

Il viaggio di un poeta”, datato brano dei Dik Dik si chiude con il verso «Tutto come prima e non chiedeva di più». Ecco, l’elezione bis di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica non è stata certo qualcosa di poetico e non per responsabilità del prescelto. Ma è vero che forse il Paese, di questi tempi non poteva chiedere di più.

Altra cosa il modo in cui si è giunti a questa soluzione. Chiaro che prima di chiedere il sacrificio al presidente uscente che in tutti i modi aveva fatto capire di non voler restare al suo posto, occorreva schiantarsi. E le forze politiche ci sono riuscite alla grande, guidate da un kamikaze chiamato Matteo Salvini, che esce a pezzi da questa tenzone. Dopo essersi liberato della pesante ipoteca di Berlusconi aspirante al Colle, aveva tentato la forzatura di un presidente della Repubblica di centrodestra nella speranza di raccogliere i voti mancanti tra Cinque Stelle ed ex grillini avvinghiati al cadreghino. L’hanno preso a pernacchie, nell’urna, anche i suoi. Quindi ha lanciato e illuso la seconda carica dello Stato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, facendo la fine del piffero di montagna. Infine ha buttato fuori la donna nel modo in cui si lancia una mina e ha ricevuto una degna risposta. Non pago, ha preteso anche il premio di consolazione ed ha salito sul carro di Mattarella, dopo essere stato sconfessato anche da Berlusconi in ospedale come capo del centrodestra, una coalizione che da ieri non è più tale. Vedremo se questa serie di debacle avrà conseguenze sulla leadership del Capitano nella Lega.

Ben altre ne arriveranno dall’implosione del centrodestra che probabilmente porterà a una riforma elettorale proporzionale che potrebbe consentire la nascita di una forza di centro in grado di gestire le alleanze non prima, ma dopo le elezioni. Insomma, la rielezione di Mattarella potrebbe riportare indietro la politica ben oltre i sette anni del mandato presidenziale. Perché dietro la nuova scelta di questo ex democristiano si staglia l’ombra della “Balena Bianca”, il cui spirito continua ad aleggiare sulla politica trent’anni dopo la sua dipartita.

Vi è un altro elemento che va in questa direzione. La scelta bis del politico siciliano ha rappresentato anche un sussulto l’orgoglio di un Parlamento umiliato, vituperato, bypassato e irriso che ha approfittato dell’impotenza dei leader per tornare ad assumere una centralità che non si rilevava da tempo. E ha fatto la scelta più utile in questo momento per il Paese. Perché la svolta è arrivata alla sesta votazione. Quando i grandi elettori, senza apparenti indicazioni dall’alto, hanno scritto per 336 volte il nome del presidente uscente. Un elemento, questo che peserà anche sul governo.

Già perché, poi c’è SuperMario Draghi. Fino all’ultimo ha sperato che la caduta dei petali delle varie rose costringesse le forze politiche a rivolgersi a lui con il cappello in mano. Il modo avrà preso l’esito delle cose avrà ricadute anche nell’azione dell’esecutivo che già prima dell’avvio della tornata elettorale per il Quirinale dava segni di afasia.

Le rotture nel centrodestra, le fibrillazioni della Lega già innescate da Giancarlo Giorgetti e il conflitto ormai dichiarato tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio nei Cinque Stelle sono incognite pesanti, amplificati delle elezioni ormai alle viste il prossimo anno. Mattarella avrà subito un bel da fare nel suo secondo mandato.

Poi, al di là di tutto e di fronte alla riproposizione dell’incapacità di un ceto politico incapace di trovare la sintesi su un nuovo capo dello Stato e costretto a ripiegare sull’uscente, occorre interrogarsi. Anche se il periodo che precede il voto è il peggiore per pensare a qualunque riforma che non sia quella elettorale ora più che mai indispensabile. Insomma, forse questa volta si può rovesciare la consunta metafora del Gattopardo e immaginare che “Tutto cambia anche se nulla è cambiato”. Se non tutto, almeno molto.

Infine una nota per il Pd che ha vinto la partita restando in sostanza fermo in difesa. Enrico Letta, grande tifoso del Milan, deve aver pensato alla tattica di Nereo Rocco. Dopo il catenaccio sui nomi proposti dal centrodestra è partito in contropiede sull’onda dell’indicazione del Parlamento per il Mattarella bis. Ed è andato in gol, oltretutto insieme a Renzi: una coppia di bomber davvero impensabile.

@angelini_f

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