L’esercito di candidati con molte comparse

Mi tolgo il cappello davanti al generoso esercito dei cittadini della provincia candidati nelle variopinte liste dei cinquanta comuni chiamati al voto a giugno.

Come non cogliere questa lodevole disponibilità che sembra fare a pugni con la partecipazione alle elezioni ridotta alla metà degli aventi diritto?

Va da sé che per la più parte di loro si tratta di testimonianza, senza ambizioni se non quella di portare acqua al loro “sindaco”, consapevoli che, a giochi fatti, rimedieranno, se va bene, un grazie.

Sono come i gregari che faticano fino alla Cipressa per lanciare i capitani alla conquista di Sanremo o i Lodetti e i Bedin, cursori per Rivera e Mazzola e ancora, con ben più sostanziosi indennizzi, Evangelisti con Andreotti e Casini per Forlani, o guardando nel nostro giardino il folto gruppo di galoppini che non essendo all’altezza del leader indiscusso Cesare Golfari, lo imitavano nella voce e nella postura.

La passione e il senso civico, oltre che le amicizie e le parentele, sono la benzina per questi soldati di maggio.

Poi, calato il sipario, rimangono in scena le comparse pronte ad alzare la mano alla prima rappresentazione in aula consiliare.

Non sto a sfrucugliare sul profilo politico, culturale, professionale dei futuri primi cittadini e degli assessori anche se so di non rischiare nostalgie passatiste e tantomeno piaggeria da coscritto, sostenendo che la cosiddetta classe dirigente della Prima Repubblica, a Lecco come a Roma, aveva una preparazione e uno spessore che oggi se li sognano.

Lo documentano in modo eloquente le registrazioni dei consigli comunali e delle sedute parlamentari che traboccano di interventi memorabili per profondità di pensiero, per tensione civica e asprezza dialettica.

Certamente non mancavano scivoloni, sfondoni, liti con la grammatica, la storia, la geografia, laddove spesso il grottesco prevaleva sull’indignazione.

Estraggo due aneddoti dalla mia antologia, vissuti in prima persona per respirare un sorso di buonumore. Correva l’anno 1975 e durante una seduta di consiglio comunale a Lecco, un consigliere democristiano domandò a un collega, assessore all’anagrafe, se l’intitolazione di una via a Plinio, che stava illustrando, si riferisse al Vecchio o al Giovane. La risposta piccata fu “non mi prendi in castagna, si tratta senz’altro del Vecchio perché nella delibera sta scritto che è morto il 79 d.c. “.

L’altra piccola perla la pescai in un dibattito in un centro della Brianza: sezione della Dc dove chi scrive mentre presentava una mozione congressuale venne interrotto dal neo segretario che lo apostrofò per non aver ricordato come si meritava il suo defunto predecessore. Testualmente: “Caro Calvetti i bei discorsi non bastano, se poi ti dimentichi di ricordare il sacrificio del povero Mario che ha lavorato per il partito fino all’ultimo respiro, nonostante avesse un diabete che tutti i vostri diabeti messi insieme non facevano il suo”.

Non mi pare che ora ad ogni livello, scarseggino le dimostrazioni di ignoranza, anche da parte di chi vanta lauree e poi “inciampa” come un Biden qualsiasi.

In quegli anni le scuole di partito, i convegni, i congressi spiccavano come luoghi di formazione, frequentati da generazioni diverse. Oggi trionfano i talk televisivi con la solita compagnia di giro che inforca, impicca, scapicolla secondo copione. Certo i baluginii della memoria si spengono davanti alle manovre in corso, in cerca di intese e di voti per spuntarla su chi magari fino al giorno prima era un alleato.

Proveremo con i colleghi a seguire trattative e schermaglie, consapevoli che la conclamata sfida sui programmi è un falso reiterato che non incanta più nessuno, anche perché la sfida nei piccoli centri non si impernia su visioni opposte, ma semmai su diversi stili amministrativi, ispirati a quel valore o meglio requisito essenziale che straripa da Premana a Casatenovo e si chiama onestà. Non diamola per scontata, ma eleggiamola con orgoglio come cifra distintiva delle donne, sempre più numerose, e degli uomini che si spendono per la cosa pubblica nelle nostre lande.

Purtroppo le elezioni del recente passato, caratterizzate da un diffuso tafazzismo (vedi il centrodestra a Valmadrera e Oggiono) sembrano non aver insegnato nulla e i duelli o trielli rusticani si sprecano. A complicare il quadro ci si metteranno anche le concomitanti elezioni europee che per natura, valenza politica, dimensione geografica, rischiano di cannibalizzare quelle comunali, producendo un risultato buono per le maratone di Mentana.

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