I grandi problemi risolti con un post

Uno degli aspetti più spassosi della politica italiana è quando si mette a fare la faccia feroce e a minacciare punizioni esemplari per questo o per quello. Poi, naturalmente, non succede niente - siamo pur sempre nella repubblica delle banane - ma un qualche “buttare via la chiave!”, “schiaffare tutti in galera!” o “farli uscire con i piedi davanti!” a favore di telecamera regala pur sempre un bell’effetto. È appena ripartita la stagione dei talk show, bisogna farsi trovare preparati.

L’ultima sceneggiata è andata in onda sul tema dell’inasprimento delle sanzioni penali contro la criminalità giovanile dopo i fatti, oggettivamente terribili, di Caivano. Il canovaccio è sempre lo stesso. Grandi indignazioni, dita puntate, è l’ora del giro di vite, è ora di finirla, e adesso basta, non si può più uscire di casa e bla bla bla con tanto di innalzamento delle pene previste dal codice e nuovi provvedimenti draconiani, alcuni dei quali talmente grotteschi - tipo il divieto di cellulare e il divieto di accesso alle piattaforme porno per i minori rei under 14, come se fosse possibile un controllo capillare, cosa impensabile anche in un romanzo di Orwell - da venire subito ritrattati, un attimo prima di essere travolti dalle risate.

Ma queste sono le facezie che regala sempre il paese delle grida manzoniane. Il tema, invece, diventa serio se passiamo a una nazione più credibile come gli Stati Uniti, ad esempio, che per evidenti ragioni storiche legate alla sua nascita e alla sua cultura possiede una politica repressiva contro i crimini che è di certo la più dura delle democrazie occidentali. Ancora oggi ci sono quasi trenta Stati che prevedono la pena di morte e che procedono regolarmente con la pena di morte. Da quelle parti si schiaffa la gente sulla sedia elettrica, nella camera a gas, gli si pratica l’iniezione letale e, in un paio di posti, è ancora prevista la fucilazione. Quella dei bei tempi. Non solo. Perché sappiamo dalle cronache recenti e meno recenti che da quelle parti la polizia non ci pensa due volte a sparare al primo che passa con fare sospetto (specialmente se di colore, se volessimo essere maliziosi), a manganellare, a menare, a maltrattare. Ripetiamo, niente di particolarmente sorprendente, se si conosce la storia, la cultura, la mentalità, l’antropologia degli americani.

Quello che interessa in questa sede è un’altra cosa. Pensate che queste misure estreme, la certezza di essere uccisi sia servita in tutti questi anni come deterrente? Pensate che nei ghetti, nelle mostruose aree di degrado, nei milioni di disperati, scappati di casa, figli di famiglie devastate, senza scuola, senza lavoro, senza conoscenza, allevati nell’unico culto della violenza, del furto, dello spaccio, della sopraffazione e delle gang la pena capitale faccia un qualche effetto? L’effetto è zero. Come le statistiche dei crimini negli States confermano anno dopo anno, visto che i bracci della morte sono stracolmi di gente che aspetta di essere giustiziata, e altra continua ad affluirne senza alcuna inversione di marcia.

Quindi, le cosiddette pene esemplari, come trombona qualche statista nostrano di serie C, sono del tutto inutili, negli Stati Uniti così come in Italia, visto che bastano e avanzano quelle attuali che già prevedono una pena giusta per ogni fattispecie di reato. Se fossero applicate, naturalmente.

Qui, invece, dato che sappiamo che è tutta una sceneggiata, una commedia, una pochade e che nel giro di poche settimane, una volta depositato il polverone mediatico, una volta svaporata la caciara televisiva nessuno si ricorderà più di niente, fino al prossimo fattaccio, naturalmente, si preferisce la posa teatrale dell’annuncio, nel quale l’attuale governo si è distinto in questo primo anno di attività.

Rave illegali, traffico di migranti, violenza di genere, omicidio nautico, violenza contro il personale sanitario, violenza contro il personale scolastico, reato universale di gestazione per altri, occupazione abusiva di immobili, incendi boschivi, istigazione all’anoressia, istigazione alla violenza sui social, mura imbrattate, truffe ai danni di minori o anziani, dispersione scolastica, baby gang: non c’è aspetto dell’universo mondo (tranne gli evasori fiscali, chissà perché…) sul quale il governo non abbia ululato ai quattro venti che adesso è finita la pacchia.

I risultati, ad oggi, sono risibili (qualcuno si ricorda della stretta sui rave party, putacaso?), ma l’obiettivo è sempre quello: dare l’impressione, sull’onda emotiva di qualche tragedia nazionale, di essere sul pezzo, di avere le idee chiare, di catturare l’indignazione degli elettori e di essere dalla loro parte, finalmente, di stare con la gente, di far vedere il luccichio dei propri muscoli e, nel contempo, nascondere la propria incapacità di lavorare sulla prevenzione, sulla formazione, sulla costruzione di basi sociali, economiche, culturali che evitino il formarsi delle pozze di fango nelle quali sguazza l’illegalità. Lì ci vogliono anni, decenni, e in alcuni casi la partita è già persa. Per regalarsi un titolo cialtrone su un giornale, invece, basta un tweet che gratti la panza della gente, l’epitelio del popolo bue, le orecchie lunghe delle salmerie. Bene, quale delle due opzioni credete preferiscano i nostri eroi?

La scorciatoia della legislazione emergenziale - attenzione, una deriva che piace anche a sinistra: basti pensare all’assurda proposta del nuovo reato di “omicidio sul lavoro” dopo la tragedia di Brandizzo con tanto di commissione di inchiesta - finisce con il regalare tutto il potere ai magistrati, aumentare la loro capacità di interdizione già abnorme e di conseguenza la loro inevitabile inefficienza e abbandonare il vero compito della politica, che sarebbe quello di affrontare alla radice i mali sociali che via via emergono dalla collettività.

Il populismo penale che trionfa in questi giorni su giornali, televisioni e social è solo la conferma dell’ennesimo fallimento della politica e la sua rinuncia a lavorare tanto e a spendere ingentissime risorse e a ottenere (forse) risultati molto in là nel tempo, quando probabilmente al governo ci sarà qualcun altro. Sarà forse questo il motivo per cui non lo fa nessuno?

© RIPRODUZIONE RISERVATA