A Bruxelles o a Lecco ma con idee chiare

La cartina politica della provincia a due mesi dal voto europeo e amministrativo va assumendo contorni definiti e di sicuro più netti del quadro nebuloso, minacciato dalle schermaglie, dai bisticci, dai veti incrociati che hanno caratterizzato il travagliato parto delle liste.

Nei centri più popolati si è delineata, più o meno, la classica sfida tra centrodestra e centrosinistra.

Pare insomma che le due coalizioni dopo l’autolesionismo di un lustro fa abbiano capito che è meglio provare a vincere in compagnia, quand’anche non proprio idilliaca, che perdere in solitudine con le bandiere ripiegate in tasca.

Conosco più d’uno degli aspiranti sindaco, collocati su fronti opposti e trovo conferma che la cosiddetta classe amministrativa sia capace, rispettabile e onesta.

Si tratta poi di capire se siano anche leader del loro schieramento o come dimostrano le precipitose fughe di assessori, quando non di esoneri bruschi, siano essi stessi in balia di maneggi e magheggi pronti a farsi largo non appena finisce la luna di miele.

Non mi va di azzardare pronostici perché come diceva Gianni Brera per le partite di calcio, occorre conoscere le carte (nel suo campo statistiche e formazioni) e nell’arcipelago dei candidati è arduo orientarsi, soprattutto in ragione di cambi di casacca che a livello locale imitano i salti della quaglia in parlamento che nell’ultima legislatura hanno sfiorato quota duecento.

Certamente in periferia i personalismi incidono più delle strategie mediatiche del consenso, che stanno impegnando i candidati scelti più in funzione dell’affermazione del partito che delle qualità per sedersi a Bruxelles con la schiena dritta e interpreti di un mandato che ha orizzonti sempre più internazionali, anche se troppo spesso sono gli scenari nazionali a impedire la nascita di quell’Europa politica in grado di proporsi come protagonista sulla scacchiera mondiale.

Con i colleghi della “Provincia” e di “Unica Tv” daremo voce ai candidati della nostra vasta circoscrizione, con quello spirito di equidistanza che non si ispira alle direttive della par condicio, ma che appartiene alla linea e alla storia delle due testate, ora unificate.

Avremo modo di capire le ragioni per le quali amministratori di rango lasciano i loro porti sicuri per avventurarsi in sfide rischiose, spinti da una legittima ambizione, ma anche dalla convinzione di poter essere utili, dall’Europa, non solo al Paese ma anche ai territori d’origine.

E’ questo un tasto che mi sta particolarmente a cuore, perché da sempre disdegno coloro, e sono numerosi, che una volta staccato il biglietto dimenticano la stazione di partenza. In sostanza riteniamo che siano fuorvianti e fuori tema le opinioni sul premierato e la legge elettorale, sollecitate dalla solita batteria dei colleghi che hanno perso il gusto della redazione in nome dello schermo e se la tirano da costituzionalisti e da esperti di conflitti e negoziati e non sanno come un bando europeo possa risolvere questioni fondamentali per i comuni, soprattutto per ottenere risorse proibitive per le casse degli enti locali.

A Strasburgo e a Bruxelles fioriscono normative e provvedimenti che riguardano da vicino la vita delle nostre comunità: è su questo piano che i candidati devono misurare la loro competenza e la loro volontà di instaurare rapporti sistematici con le aree dove originano la loro carica.

Nel Lecchese vanno al voto 49 comuni, nel Sondriese 46, nel Comasco 90 e commetterebbero un grave errore gli aspiranti europarlamentari se nei loro tragitti elettorali dimenticassero di fermare la loro attenzione e le loro auto laddove il voto amministrativo può anche fare da volano per la moltitudine degli indecisi.

E si badi bene che oggi per indecisi non intendiamo l’incertezza su quale partito votare, bensì sul dilemma se recarsi o no alle cabine.

Tra l’altro la scusa del mare, ai primi di giugno sarebbe precoce e sospetta.

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