Vinitaly ha fatto il pieno di visitatori  «Per la Valle un successo strepitoso»
Luca Faccinelli con la moglie al Vinitaly

Vinitaly ha fatto il pieno di visitatori

«Per la Valle un successo strepitoso»

Edizione da record quella che si è chiusa a Verona con 128 mila ingressi. Mojoli: «Lo stand del Consorzio ha raggiunto l’obiettivo, il vino “pop” piace ai giovani».

Si era prevista un’edizione da record ed è andata proprio così. Vinitaly è partito con 4.380 aziende espositrici (130 in più dello scorso anno) da 36 paesi e si è chiuso con 128 mila visitatori da 143 nazioni. Un dato in linea con il recente passato, ma non va trascurata la crescita costante dei buyer stranieri (+6%). Dal Consorzio di tutela dei vini della Valtellina non ci sono dubbi: anche l’attenzione raccolta nello stand con 21 cantine è stata eccezionale. «Obiettivo raggiungo – spiega Giacomo Mojoli -. Questa edizione è stata veramente speciale nel complesso e in particolare per la Valtellina. L’afflusso del pubblico è stato costante, sia per gli appassionati, sia per i buyer. Nel padiglione Lombardia preso d’assalto gli spazi più gettonati sono stati quelli di Franciacorta e Valtellina».

Sono cresciuti i contatti, ma non solo. «Gli investimenti e le attività mirati del passato hanno portato a raccogliere i frutti sia con gli addetti ai lavori, sia con gli appassionati. Moltissimi visitatori - soprattutto giovani - sono stati attratti dall’immagine pop del vino valtellinese e potranno diventare sia nuovi consumatori, sia turisti».

Il mondo del vino si candida al ruolo di guida per lo sviluppo di specifiche esperienze turistiche di primaria importanza per il territorio. «Bisogna investire per il vero salto di qualità. Ora è necessario costruire una regia intelligente e capace di non perdersi in attività poco calibrate. Proprio il mondo del vino può assumersi la responsabilità costruendo un progetto importante. Oggi lo può fare davvero».

La presenza a Vinitaly è ritenuta cruciale anche dalle cantine. Emil Galimberti, 35 anni, di Chiesa in Valmalenco, è l’enologo e direttore di produzione de La Spia. Un’azienda con quattro ettari di vigneti, di cui due in zona Sassella e il resto suddiviso fra Berbenno, Montagna e Chiuro, presente sul mercato da un paio d’anni, ma attiva da una decina. Subito dopo la laurea Galimberti ha lavorato in Valtellina, poi ha vissuto esperienze in Nuova Zelanda, terra di Pinot nero e Sauvignon blanc, e in Inghilterra. Poi è tornato a Sondrio. «Alla Valtellina non manca niente. Abbiamo tutto. Tradizione, cultura, storia, qualità e caparbietà. Non siamo sempre tutti amici, ma ci crediamo. Dobbiamo essere in grado di trasmettere passionalità. Lo possiamo fare se raccontiamo le peculiarità, descriviamo il nostro valore aggiunto, quello del territorio valtellinese, delle emozioni che trasmette in chi assaggia i vini oppure viene per una vacanza».

Luca Faccinelli a Verona ha presentato il Grumello Ortensio Lando e il Rosso di Valtellina Matteo Bandello. «Siamo al Vinitaly da otto anni e in questo arco di tempo abbiamo raddoppiato la superficie delle vigne, arrivando a tre ettari. Questa è una preziosa occasione per incontrare nuovi clienti stranieri, ad esempio statunitensi e svizzeri, e ritrovare i buyer che già conosciamo. L’immagine del vino pop è una scossa importante che può contribuire al rinnovamento positivo della comunicazione».


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