Ticino, provocazione  contro i frontalieri  «Stop ai permessi»
Controlli alla frontiera di Como-Chiasso

Ticino, provocazione

contro i frontalieri

«Stop ai permessi»

Elezioni imminenti e l’Udc ha presentato una mozione a Berna e a Bellinzona contro la libera circolazione. Marchesi: «Record storico di lavoratori italiani e 4.200 posti di lavoro andati in fumo»

Con le elezioni amministrative dietro l’angolo (in Ticino si vota il 18 aprile), l’Udc ha deciso di passare alle maniere forti depositando a Berna e Bellinzona una doppia mozione in cui, senza troppi giri di parole, si chiede l’abolizione della libera circolazione.

Un atto politico forte, attraverso il quale l’Udc punta ad aprire un ampio dibattito tra tutte le forze politiche cantonali e federali. Se a Berna il destino della mozione appare già segnato (impossibile che il Governo vada contro i principi della libera circolazione), a Bellinzona la partita (politica) è tutta da giocare.

“Prima i nostri”

L’obiettivo dichiarato dell’Udc è riconoscere la valenza politica di “Prima i nostri!” (consultazione anti-frontalieri votata dai ticinesi con il 58% dei consensi il 25 settembre 2016) «attraverso l’applicazione in tutti gli ambiti possibili». Un proposito che, inutile specificarlo, avrebbe effetti dirompenti sul mercato del lavoro ticinese e che rischierebbe di mettere in grave difficoltà innanzi tutto le aziende svizzere.

«I recenti dati sul mondo del lavoro ticinese sono preoccupanti - scrive il consigliere nazionale dell’Udc, Piero Marchesi - all’appello mancano 4200 posti di lavoro e, per contro, i frontalieri sono più di 70 mila, stabilendo peraltro un nuovo record. È in atto un “effetto sostituzione”. Così, con Marco Chiesa abbiamo chiesto la sospensione della libera circolazione per i Cantoni che, come il nostro, soffrono sempre più una situazione disastrosa».

La strada del doppio provvedimento appare però in salita e la conferma arriva dallo stesso Piero Marchesi, che via social ha affermato: «Ci rendiamo conto che trovare delle soluzione con l’accordo di libera circolazione in vigore sia difficile e complesso, ma noi non molliamo e proviamo in tutti i modi a cercare una strada percorribile».

«Freniamo questo disastro sociale», ha poi aggiunto il consigliere nazionale dell’Udc in quella che suona a tutti gli effetti come una provocazione politica. In realtà, il popolo svizzero e per diretta conseguenza il Governo federale hanno già detto la loro su questo spinoso argomento, bocciando le velleità anti-frontalieri dell’Udc e della Lega dei Ticinesi lo scorso 27 settembre all’interno della consultazione popolare in cui si chiedeva lo stop alla libera circolazione e, in seconda istanza, ai rapporti in essere con l’Unione Europea. In quell’occasione, anche l’Associazione delle Industrie ticinesi (Aiti) si era schierata apertamente per il “no”.

L’arma dei ristorni

La stretta sui lavoratori stranieri (in primis frontalieri), dunque, neppure in quell’occasione era riuscita. Diversa, come già rimarcato in altre circostanze, è la situazione del Ticino, dove il Governo cantonale ha dalla sua l’arma del blocco dei ristorni ai Comuni di confine da utilizzare per tenere sulle corde Berna e l’Italia.

Sin qui, ha prevalso la linea del dialogo istituzionale, anche se la Lega dei Ticinesi e in quota minore l’Udc di tanto in tanto rispolverano l’argomento, chiedendo di destinare al Ticino i ristorni che oggi sull’asse Berna-Roma giungono ai Comuni ed alle realtà di confine. L’ultimo assegno ha superato i 94 milioni di franchi.


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