La filiera dell’acciaio. Valori in frenata: soffre tutta l’Europa

Il bilancio . La ricerca dell’Ufficio studi di Siderweb. Cresciute solo le esportazioni di tubi e materie prime, i prodotti lunghi hanno subito una contrazione del 10%

Il 2022 non è stato un anno positivo per l’acciaio italiano. Dopo la pandemia, nel 2021 si era registrato un rimbalzo del commercio siderurgico nazionale, tornato però a contrarsi lo scorso anno.

In realtà, come ha evidenziato l’ufficio studi Siderweb – che alla Congiuntura siderurgica 2022 ha dedicato una pubblicazione– l’anno non era iniziato in modo negativo. Anzi, nei primi mesi, anche a causa della guerra in Ucraina, «si era registrato un forte incremento dell’attività sia all’import sia all’export da parte della filiera siderurgica. Questa corsa all’acquisto ha caratterizzato il primo semestre, prima dell’inizio di una brusca inversione di tendenza che ha investito il comparto italiano ed europeo e che ha portato i dati di fine anno in territorio negativo», ha evidenziato Stefano Ferrari, responsabile dell’Ufficio studi. Scendendo nel dettaglio delle importazioni di materie prime, semilavorati, prodotti finiti e tubi in acciaio, nel 2022 gli acquisti da parte dei clienti italiani si sono attestati a 28,298 milioni di tonnellate, con un decremento del 6,8% rispetto al 2021 (-2,056 milioni di tonnellate).

«Solo i prodotti piani sono controcorrente, con un incremento marginale rispetto al livello dell’anno precedente (+0,6% a quota 12,679 milioni di tonnellate), mentre, di contro, scendono le materie prime (-15,6% a 8,249 milioni di tonnellate), i semilavorati (-11,4% a 3,686 milioni di tonnellate), i tubi (-5,0% a 822mila tonnellate) ed i prodotti lunghi (-2,9% a 2,862 milioni di tonnellate)».

Dal punto di vista geografico, si segnalano marginali differenze tra l’evoluzione dei traffici provenienti dall’Ue e da fuori Ue. «In ogni caso, le importazioni dai Paesi dell’Unione hanno tenuto un po’ meglio, con una riduzione del 5,9% a 14,352 milioni di tonnellate contro una contrazione del 7,7% a 13,947 milioni di tonnellate per gli arrivi dai Paesi extra Ue. A seguito di questa evoluzione, la quota di mercato dei fornitori dei Paesi Ue è salita al 50,7% dal 50,2% dell’anno precedente».

La situazione delle esportazioni è simile a quella dell’import. «Mentre la riduzione dell’import è stata pari al 6,8%, quella dell’export si è fermata al -4,7%, per vendite complessive pari a 17,480 milioni di tonnellate ed una diminuzione dei volumi di 871.233 tonnellate – ha evidenziato Ferrari -. Scorrendo le categorie di prodotti più venduti fuori dai confini, si nota che le uniche due che hanno concluso l’anno con il segno “più” sono quelle dei tubi (+4,8%, a 3,128 milioni di tonnellate) e quella delle materie prime (+24,7% a 1,165 milioni di tonnellate). Hanno perso terreno, invece, i semilavorati (-3,8% a 1,350 milioni di tonnellate), i piani (-8,0% a 5,683 milioni di tonnellate) ed i lunghi (-10,2% a 6,154 milioni di tonnellate)».

Guardando alle aree partner, sono i Paesi extra europei a mostrare le miglior performance, confermando il risultato del 2021 (-0,3% a 4,362 milioni di tonnellate), mentre i Paesi dell’Ue scendono del 6,1% a 13,119 milioni di tonnellate. «La quota di mercato delle esportazioni italiane verso l’Ue dal 2021 al 2022 è quindi scesa dal 76,2% al 75%. La bilancia commerciale italiana ha fatto registrare un deficit di 10,818 milioni di tonnellate, con un deciso miglioramento rispetto ai -12,003 milioni di tonnellate del 2021. Ad alleggerire la posizione italiana è stato soprattutto il commercio extra europeo, il cui deficit si è contratto da 10,733 milioni di tonnellate a 9,585 milioni di tonnellate. Invariato il deficit dei commerci esteri italiani con i partner continentali, passato da -1,270 milioni di tonnellate nel 2021 a -1,233 milioni di tonnellate l’anno scorso».

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