Canton Ticino, in fumo  5mila posti di lavoro
Como Coda al valico di Ponte Chiasso

Canton Ticino, in fumo

5mila posti di lavoro

Il tema dell’occupazione in un’interrogazione al governo cantonale. Frontiere, nessuna stretta

Sono 5 mila i posti di lavoro persi in Canton Ticino durante questi mesi difficilissimi - sotto vari aspetti - della pandemia da Covid-19. Il dato, che desta parecchia preoccupazione, è contenuto in un’interrogazione presentata al Governo di Bellinzona dal gran consigliere leghista Stefano Tonini, che al Consiglio di Stato chiede «se questi cinquemila posti di lavoro persi - da 232 mila a 227 mila in base ai dati Ustat (l’Ufficio cantonale di Statistica) - hanno portato in dote altrettanti residenti senza lavoro, considerato che il numero dei frontalieri è rimasto pressoché invariato a quota 67 mila».

Così non è, perché secondo quanto affermato dal sindacato ticinese Ocst, almeno un migliaio di frontalieri ha perso il posto di lavoro da inizio pandemia ad oggi, senza dimenticare gli stagionali impiegati nel comparto turistico. Nell’interrogazione - all’insegna del motto “Prima i nostri!” - Stefano Tonini chiede anche lumi sulle iniziative a favore dei lavoratori residenti colpiti dalle pesanti ricadute occupazionali a seguito dell’emergenza sanitaria che in Svizzera sta vivendo una seconda “forte ondata”. Berna ha confermato che le frontiere restano aperte al transito dei frontalieri. E, al momento - per usare le parole della presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga - non vi sono “misure in essere ai valichi di confine”. L’invito - peraltro perentorio - è ad utilizzare ove e quando possibile la collaudata (nei mesi duri della pandemia) formula dello smart working. «L’aumento dei contagi da Covid-19 è molto preoccupante in Svizzera, motivo per cui la Confederazione e, per diretta conseguenza, il Cantone hanno già inviato a tutti la raccomandazione di implementare lo smart working. Ciò significa che ogni azienda che ne ha la possibilità, deve dar corso al telelavoro - sottolinea Andrea Puglia, responsabile frontalieri di Ocst -. A questo proposito, l’Italia e la Svizzera continuano a mantenere attivo l’accordo sul telelavoro, che prevede la sospensione dei limiti temporali relativi al telelavoro dei frontalieri e legati agli obblighi di dover pagare le imposte in Italia, per il periodo legato al telelavoro. Fondamentale dunque mettere in campo questa misura che già nella prima ondata della pandemia ha dato buonissimi riscontri».

Il tema frontalieri riguarda anche i transiti dai valichi di confine, con la novità del “coprifuoco” che oggi dovrebbe essere ufficializzato da Regione Lombardia. «I transiti saranno consentiti anche dopo le 23, a patto che avvengano per motivi strettamente di lavoro e, da quanto si è capito, ogni lavoratore dovrà compilare un’autocertificazione», aggiunge Andrea Puglia, Intanto, ieri mattina, nel Luganese, sono state controllate da polizia cantonale e amministrazione federale delle Dogane 125 persone e 93 veicoli, con tre casi di mancata notifica di prestazioni transfrontaliere rilevati.


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