Alla Guzzi impianti fermi
per una settimana

A causa delle difficoltà di mercato, la direzione della Guzzi ha comunicato ai sindacato il ricorso alla cassa integrazione ordinaria da lunedì 25 a venerdì 29

Alla Guzzi impianti fermi per una settimana
Neppure ventiquattro ore per sperare in una parola finalmente rassicurante sul destino della loro storica fabbrica. Sulle teste dei lavoratori della Moto Guzzi è arrivata un’altra spiacevole notizia. Che prende il nome di "cassa integrazione". Una settimana a zero ore dal 25 al 29 maggio per tutti i dipendenti. Per i lavoratori di Mandello un altro motivo di preoccupazione sul futuro del loro stabilimento. Mercoledì pomeriggio, il sindaco di Mandello Riccardo Mariani aveva comunicato alla stampa che il presidente della Piaggio Roberto Colaninno, aveva dato la disponibilità ad incontrarlo, insieme al presidente della Provincia Virginio Brivio e al deputato del Pd Lucia Codurelli. Un incontro sollecitato per cercare di convincere Colaninno a non spostare la produzione da Mandello a Noale, lasciando senza lavoro 151 persone. Questa era l’ipotesi paventata da Colaninno lo scorso marzo se il settore commerciale non fosse riuscito a ottenere buoni risultati nelle vendite delle moto Guzzi.
Giovedì mattina i vertici della Moto Guzzi hanno contattato il segretario della Fiom Cgil Mario Venini, informandolo dell’intenzione di sospendere l’attività produttiva nell’ultima settimana di maggio.
«Secondo l’azienda i magazzini sarebbero al completo – spiega Venini – stracolmi di moto rimaste invendute. Un fatto che non comprendiamo. Infatti i reparti, in questi mesi di primavera avevano forzato al massimo l’attività, velocizzando l’attività della catena di montaggio». Ritmi forsennati per permettere ai 99 operai di realizzare 50 mezzi al giorno: «Uno sforzo non da poco, considerato che la manodopera è davvero esigua. Credevamo che questi alti standard produttivi dipendessero da una reale richiesta del mercato. Oggi scopriamo che non era così, che le moto sono rimaste invendute, e che i ritmi sostenuti di lavoro non avevano alcuna concreta giustificazione commerciale. Inammissibile». 

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