Rimborsopoli in Regione  tre lecchesi condannati
La sala del consiglio regionale della Lombardia

Rimborsopoli in Regione

tre lecchesi condannati

La sentenza Quattro anni e otto mesi, la pena più pesante, all’ex capogruppo del Carroccio Stefano Galli. Meno gravi le condanne per Giulio De Capitani e Giulio Boscagli. Carlo Spreafico aveva scelto il rito abbreviato

Ci sono anche tre lecchesi tra i 52 ex consiglieri regionali condannati in primo grado dal Tribunale di Milano, a vario titolo per i reati di peculato e truffa, nell’ambito dell’inchiesta nota come “Rimborsopoli”.

Accanto a nomi di primo piano del centrodestra come gli eurodeputati Angelo Ciocca (condannato a un anno e 6 mesi) e Stefano Maullu (un anno e 6 mesi), gli onorevoli Alessandro Colucci (2 anni e 2 mesi) e Massimiliano Romeo (un anno e 8 mesi) e a Renzo Bossi (2 anni e 6 mesi) e Nicole Minetti (1 anno e 8 mesi), risultano condannati per peculato anche i lecchesi Stefano Galli, ex capogruppo della Lega in Regione (4 anni e 8 mesi), Giulio Boscagli, già capogruppo del Pdl al Pirellone (2 anni e 5 mesi) e l’ex consigliere regionale del Carroccio Giulio De Capitani (un anno). A Galli erano stati contestati, tra le altre spese, il rimborso di 6mila euro per il pranzo di matrimonio della figlia, oltre al reato di truffa per il contratto di consulenza fatto avere al genero Corrado Paroli (condannato a 2 anno e 6 mesi) con un compenso di 196mila euro lordi; a Boscagli 12mila euro mentre a De Capitani 4mila euro di rimborsi.

«Faremo ricorso»

Richard Martini, avvocato di Boscagli, ha annunciato ricorso: «Impugneremo questa sentenza che riteniamo ingiusta. Boscagli si è sempre mosso con liceità in relazioni ai fondi previsti dalla legge per i gruppi consiliari della Regione, fondi che ha utilizzato per fini inerenti al proprio mandato. In ogni caso il dolo è assente. Pare di capire che è stato ritenuto che i consiglieri regionali non potessero utilizzare i fondi riservati ai gruppi e quindi viene da chiedersi a cosa servissero». All’ex sindaco di Lecco sono contestati 12mila euro in relazione principalmente a delle cene: «Si trattava di appuntamenti – continua Martini – in cui i consiglieri spiegavano l’attività che veniva svolta in Regione, cosa che ritenevano rientrare nei compiti del gruppo consiliare. Si trattava di capire se queste fossero o meno ricomprese nelle attività istituzionali e se fossero inerenti al mandato: noi riteniamo, in base alle leggi del tempo, di sì. A Boscagli sono contestati solo rimborsi del 2008, anno in cui vi erano regolamenti differenti rispetto a quelli che arrivati in seguito. Per altro Boscagli ha provveduto a restituire la cifra contestata».

Per la difesa di De Capitani la sentenza non rende giustizia: «Le spese contestate sono 4.001 euro e sono tutte riferite a specifiche e documentate occasioni di incontro e rappresentanza con referenti di enti e istituzioni, in occasione di sedute di Consiglio e commissioni. De Capitani non ha commesso reati e paga addirittura di più per la coerenza di non aver restituito i 4.001 euro, perché convinto della correttezza delle spese di cui ha chiesto il rimborso, secondo coscienza e secondo il regolamento consegnatogli. Spese per cui la Corte dei Conti, con sentenza, ha già escluso il dolo».

Il precedente

Coinvolto nella vicenda di “Rimborsopoli” anche l’ex consigliere regionale del Pd Carlo Spreafico che aveva scelto il rito abbreviato: condannato a 2 anni in primo grado, si era visto ridurre la pena a 8 mesi in appello con la riqualifica del reato in indebita percezione di erogazioni pubbliche. La sentenza è stata però annullata dalla Cassazione che ha ordinato un nuovo processo d’appello.


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