Perse le tracce del lupo bormino: «E comunque non è pericoloso»
L’animale avvistato martedì sera vicino alla chiesa di San Gallo a Bormio

Perse le tracce del lupo bormino: «E comunque non è pericoloso»

Ferloni, tecnico faunistico della Provincia, rassicura. «Potrebbe essere un esemplare giovane che si è staccato dal branco».

Nessuna traccia del lupo nel Bormiese, da quando è stato avvistato martedì sera nella zona di San Carlo a Bormio, vicino alla chiesa di San Gallo, non lontano dalle abitazioni. Né si è fatto vedere né tantomeno ha lasciato peli o feci che permetterebbero agli esperti faunistici della Provincia di chiarire con certezza se si tratti effettivamente di un lupo, come sembrato dall’analisi fotografica, e non di un cane.

Dopo essere diventato una star martedì sera grazie a un servizio fotografico del quale è stato l’involontario ed inconsapevole protagonista, il lupo è sparito. Non è escluso che qualche cacciatore o escursionista possa imbattersi nell’animale. «Ma stiano tutti tranquilli; il lupo non è pericoloso, non attacca l’uomo - rassicura Maria Ferloni, il tecnico faunistico della Provincia -, anzi è proprio il lupo a essere a rischio se qualcuno facesse un utilizzo improprio dell’arma che porta». Intanto le immagini del canide selvatico stanno impazzando su tutti i media.

Ma mentre social, stampa e tv si scatenano per il quasi certo lupo del Bormiese, un’altro, decisamente stanziale, gira per i boschi del Mortiolo da circa cinque anni. «L’abbiamo immortalato anche lo scorso aprile - racconta Ferloni -. Ormai la presenza fra le province di Sondrio e Brescia di un esemplare in zona Aprica e Mortirolo è conclamata. Resterà finché non troverà una femmina - spiega il tecnico faunistico -, altrimenti potrebbe rimanere lì fino alla morte». Le foto che sono state divulgate dall’Alta Valle stanno permettendo agli esperti di sbilanciarsi nel battezzare come lupo l’animale, ma non sono state utili per stabilire l’età del soggetto: «Magari potrebbe essere un cucciolo che si è staccato dal branco - ipotizza Ferloni -. Ne abbiamo anche in Engadina. Sicuramente non aggredisce l’uomo, l’aggressione avviene in casi estremi, come potrebbe essere in Alaska quando sono in branchi».


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