Permessi negati, e-mail controllate E un bonus a chi non scioperava
L’ingresso della Gilardoni Raggi X di Mandello: il Tribunale delle Imprese ha esautorato la storica presidente, ora l’azienda è nelle mani del figlio Marco Taccani Gilardoni

Permessi negati, e-mail controllate
E un bonus a chi non scioperava

Mandello, è entrato nel vivo ieri in Tribunale il processo

agli ex vertici della Gilardoni Raggi X

Uno schema fisso. Ai dipendenti che si voleva “far fuori” si iniziavano a controllare e-mail e telefonate. Poi venivano negati i permessi, fossero per motivi personali (un matrimonio ma anche un funerale), quindi partivano le contestazioni disciplinari.

Le controdeduzioni presentate dal lavoratore erano quasi sempre cassate. Quindi una seconda, poi una terza contestazione, infine il licenziamento. Quanto agli scioperi, chi decideva di non aderire veniva ricompensato: con un bonus di 50 euro in busta paga, il mese dopo o quello successivo, però, per non dare nell’occhio.

È questo il quadro che è stato tracciato dalla dottoressa Lorella Ostinelli della Direzione territoriale del lavoro (ora Ispettorato del lavoro) ieri pomeriggio nell’aula del Tribunale di Lecco su quanto avveniva alla Gilardoni Raggi X, nel processo per le vessazioni subìte dai lavoratori tra il 2013, anno delle prime due denunce, e il 2016, che vede imputati l’ex presidente del Consiglio di amministrazione e azionista di maggioranza Maria Cristina Gilardoni, 83 anni, l’allora direttore del personale Roberto Redaelli, 36 anni, che devono rispondere dei reati di maltrattamenti e lesioni personali gravi. Imputati con loro, anche il socio di minoranza nonché nipote della storica imprenditrice, Andrea Ascanio Orsini, 53 anni, e il medico aziendale Maria Papagianni, 45 anni.

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