Lecco. Sharebot fa scuola  Pioniera delle stampanti 3D
Un modello di stampante 3D prodotto dall’azienda di Nibionno

Lecco. Sharebot fa scuola

Pioniera delle stampanti 3D

L’impresa nata a Nibionno 5 anni fa - Industria e laboratori: 4mila macchine in tutto il mondo, un terzo del fatturato investito in ricerca e sviluppo

«Nato come industriale tessile, Arturo Donghi si è sperimentato con successo come manager e socio in diversi settori, dall’informatica alla resina dura. All’alba dei suoi sessant’anni non ha iniziato a progettare un “soft landing” per concludere la sua carriera lavorativa; al contrario ha deciso di intraprendere una nuova avventura in un campo completamente nuovo e innovativo come quello della stampa 3D». Riccardo Bordoli, presidente del Rotary Como, ha introdotto così il titolare della Sharebot Srl agli oltre 50 ospiti presenti alla conviviale a Villa d’Este.

«Per creare un oggetto ci sono due vie - ha spiegato Donghi - una tecnica sottrattiva in cui si toglie del materiale, si pensi allo scultore o al tornio e una tecnica addittiva in cui al materiale si aggiunge altro materiale. La stampante 3D può realizzare e creare geometrie impossibili, non produce scarto, rispetta l’ambiente, utilizza meno energia che nei normali processi di creazione e permette molta più flessibilità nella produzione». Queste in breve le caratteristiche di un’invenzione che a partire dal 2005 è diventata open source grazie ad Adrian Boyler che condivide con il mondo studi, ricerche e scoperte in questo campo. E Sharebot srl, come il 90% delle aziende che producono stampanti 3D sono figlie del progetto di Boyler.

Fondatori nel 2014 della società di Nibionno insieme ad Arturo Donghi, la moglie Maria Grazia Pezzali, responsabile del settore educational; il figlio Ambrogio, che come cfo si occupa della produzione e dell’organizzazione e i due giovani cto – Chief Executive Officer – Cristian Giussani, presente alla serata, e Andrea Redaelli.

L’azienda di Nibionno, che ha raggiunto i 22 dipendenti, ha al suo attivo 4.000 stampanti installate in tutto il mondo; 8 store in Italia a Padova, Monza, Torino,Varese,Vicenza, Reggio Emilia, Firenze, Napoli e due in corso di apertura all’estero ed esattamente ad Amburgo in Germania e a Ventura in California. Oltre 1500 le persone che hanno partecipato ai corsi proposti dalla loro academy.

Con un fatturato nel 2018 di 2 milioni di euro, l’azienda ha in previsione per quest’anno investimenti in brand e in ricerca e sviluppo per 700.000 euro.

Il 35% del capitale aziendale è in mano agli investitori e i loro bilanci sono certificati con Bdo, uno tra i principali network di revisione e di consulenza aziendale al mondo.

«Il nostro obiettivo in questo momento è trovare intelligenze – sottolinea Arturo Donghi – e amore per questo lavoro di ricerca. Le nostre stampanti non sono conosciute solo nel panorama industriale; è in particolare il mondo dell’educational che si rivolge a noi». Oltre 100 istituti professionali in Italia seguono i nostri corsi di formazione e utilizzano le loro stampanti. Sono più di 50 le università al mondo che installano stampanti 3D firmate Sharebot per ricerca: dall’Italia all’Europa, dagli Stati Uniti alla Cina, India e Australia.

«Siamo gli unici in Europa - continua Donghi - ad offrire soluzioni nelle tre principali tecnologie: filamento, polvere e resina». Tra i materiali più comunemente usati in particolare nella stampa 3D per la prototipizzazione vi sono i materiali termoplastici. Per la tecnologia che utilizza le polveri ci sono le termo plastiche e le polveri metalliche come acciaio, titanio, alluminio e oro. Nel settore dentale, orafo, medicale e meccanico si utilizzano invece resine biocompatibili e fondibili. La Sharebot è fra le 15 aziende al mondo che presentano stampanti a metallo. A settembre la loro stampante a metallo andrà in tre università: Torino, Trento e Trieste per la profilazione di materiali differenti a scopo di ricerca.


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