Lecco. «Mia figlia ha diritto   di andare all’asilo»
Nel Lecchese il caso della bimba esclusa dall’asilo perché non vaccinata

Lecco. «Mia figlia ha diritto

di andare all’asilo»

Parla la mamma della piccola esclusa dall’ultimo anno della materna perché non vaccinata: «L’Ats deve avere il coraggio di approfondire i rischi che mia figlia potrebbe correre vaccinandosi»

E’ finita la scuola ma non la battaglia dei genitori della piccola bambina non vaccinata che a settembre sarà esclusa dalla scuola dell’infanzia dove avrebbe dovuto invece frequentare l’ultimo anno.

Nonostante sia indagata dalla Procura della Repubblica di falsità materiale commessa da privato e nonostante giovedì il consiglio di amministrazione della materna – paritaria – le abbia recapitato un ultimatum, mamma Rossella non si arrende e insieme all’avvocato Arveno Fumagalli è già passata al contrattacco: «La mia piccola – spiega – ha diritto a frequentare l’ultimo anno della scuola dell’infanzia, il più importante, nel quale si apprendono anche le basi per la scrittura e la grafia. Continuiamo a chiedere quello che ripetiamo da mesi: l’Ats non può fare finta di niente ma deve avere il coraggio di approfondire i rischi che mia figlia potrebbe correre vaccinandosi. Basterebbero gli esami pre-vaccinali che stiamo chiedendo con insistenza, ma tutto continua a tacere».

La decisione di non vaccinare la bambina è legata non ad un’ideologia no-vax ma a quanto accaduto alla zia della bimba che, come certificato anche da una sentenza del Tribunale di Lecco, ha subìto gravi danni permanenti per una reazione alle inoculazioni. Senza garanzie che nessun medico si è assunto la responsabilità di dare, i genitori non vogliono correre rischi e avrebbero così “taroccato” le certificazioni per permettere alla figlia di frequentare la materna, tanto che ora sono indagati.

A marzo è scattato l’obbligo introdotto dalla legge Lorenzin: alla scuola dell’infanzia solo se vaccinati. La materna della piccola – vista la situazione – aveva concesso una deroga che è stata tuttavia di fatto cancellata con la fine delle lezioni. Se a settembre la bimba non sarà vaccinata, non potrà nemmeno mettere piede in classe.

Una decisione che Rossella non accetta. «Non sono contraria ai vaccini, sono io la prima ad essere preoccupata che mia figlia possa ammalarsi o contrarre il tetano mentre gioca. Non siamo sprovveduti nè incoscienti ma anzi chiediamo certezze. Con il supporto del nostro legale abbiamo di nuovo scritto all’Ats tramite pec chiedendo a caratteri cubitali che sia concesso a mia figlia di fare esami prevaccinali e che, se questi confermeranno l’idoneità, vengano comunque effettuate inoculazioni monovalenti».

La battaglia dunque continua. Da 4 anni, non appena nata la bambina, la famiglia ha cercato di superare le paure e di uscire da una situazione di non conformità. Ma finora nessuna istituzione – ne Ats e nemmeno il Ministero della Salute – ha detto chiaramente alla famiglia come uscirne.

Solo la scuola ha preso una decisione: la piccola sarà esclusa, come comunicato con una lettera il penultimo giorno di scuola. «Eppure una sentenza del Tar di Brescia garantirebbe la possibilità di concedere una deroga almeno fino a quanto l’Ats non si pronunci ufficialmente sul nostro caso. Ma questa opportunità non è stata colta» conclude la madre. «Come potrò spiegare a mia figlia perché non potrà più vedere i suoi amici? Rimarrà un anno esclusa e poi, a settembre 2020, mi basterà pagare una multa e sarà normalmente ammessa alla primaria, dove farà molta più fatica rispetto ai compagni avendo perso l’intero ultimo anno dell’infanzia, quello più importante di tutti».


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