Lecco. Edilizia, in 10 anni   settore dimezzato
Quasi dimezzato in dieci anni il settore dell’edilizia lecchese

Lecco. Edilizia, in 10 anni

settore dimezzato

In provincia di Lecco le imprese sono passate da 1184 a 754 e gli addetti da 6318 a 3286 - Venerdì 15 lo sciopero nazionale e la manifestazione a Roma per chiedere al Governo sostegno al comparto

Una crisi senza fine quella che sta colpendo il settore delle costruzioni a Lecco come in tutto il Paese.

Negli ultimi dieci anni, infatti, nel nostro territorio si è passati da 1.184 imprese attive in campo edile a 754, mentre i lavoratori iscritti alla Cassa Edile sono scesi da 6.318 agli attuali 3.286.

Un settore sostanzialmente dimezzato che ancora non riesce a invertire il trend.

Per chiedere un intervento del Governo a sostegno del mondo delle costruzioni, venerdì 15i si è tenuto lo sciopero generale dell’intero comparto con manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil a Roma.

«Per tutta la giornata – spiegano il segretario generale Feneal Uil Altalombardia Riccardo Cutaia, il segretario generale Filca Cisl Monza Brianza-Lecco Silvio Baita e il segretario generale Fillea Cgil Lecco Veronica Versace – si fermeranno i cantieri, le fabbriche del legno e dell’arredo, le cave e le fornaci, le cementerie, con migliaia di lavoratori e disoccupati che manifesteranno a Roma a sostegno delle proposte concrete e fattibili su cui il governo non vuol confrontarsi».

Le parti sociali chiedono al governo di convocare un tavolo a Palazzo Chigi per dare una risposta alle oltre 600mila persone del settore che hanno perso il lavoro e al milione che rischia di perderlo: «A parole si parla spesso di investimenti, di opere da sbloccare, di migliaia di piccoli cantieri pronti a partire – evidenzia Veronica Versace – nei fatti però rimane tutto fermo, tutto sulla carta. Il settore edile non può essere punto di arrivo, ma deve essere quello di partenza per la rinascita del Paese, perché farebbe da volano a molti altri comparti. Non è possibile che si debba sempre aspettare la disgrazia, come avvenuto ad Annone e a Genova, prima di intervenire con un piano di manutenzioni di cui tutti sanno esserci grande bisogno. C’è poi il tema delle aree dismesse da riqualificare, di cui si parla da 10 anni senza mettere nulla in atto».

Una manifestazione che prende le mosse da quella dello scorso 9 febbraio che ha visto i tre sindacati confederali uniti per chiedere un cambio nelle politiche economiche del Paese: «Anche quella di oggi – rimarca Riccardo Cutaia – vuole essere una manifestazione di proposta e non di scontro. In questo momento difficile serve che i lavoratori non si dividano. Il Governo è intervenuto con misure assistenzialistiche che possono essere il punto di partenza, ma non bastano. L’edilizia dieci anni fa pesava 11 punti di Pil, oggi meno di 8. Deve ripartire la filiera delle costruzioni e serve buona e stabile occupazione. Il Paese cade a pezzi e ha bisogno di essere ristrutturato».

Proprio in tema di buona occupazione, giunge la critica alla Flat Tax per le partite Iva.

«Con questa norma si favorisce la trasformazione dei rapporti di lavoro dipendenti in finti autonomi. Qualcuno può avere un beneficio economico immediato, ma calano le tutele e c’è meno sicurezza».

C’è poi la questione delle regole necessarie per avere un’edilizia regolare e sicura.

«Le gare al massimo ribasso – evidenzia Silvio Baita - portano le aziende a risparmiare sulla sicurezza. Inoltre si fanno lavorare nei cantieri finti artigiani che non hanno obblighi di formazione o lavoratori a cui vengono applicate forme di contratto non coerenti. Infine ribadiamo il fatto che a 67 anni non si può stare su un ponteggio. Quota 100 ha inciso poco nel nostro settore, perché i lavoratori edili hanno una quota contributiva mediamente bassa. È necessario un riconoscimento per i lavori usuranti».


© RIPRODUZIONE RISERVATA