Lecco. Cosa aspettarsi per l’acciaio  Nei nuovi scenari mondiali
Giuliano Noci

Lecco. Cosa aspettarsi per l’acciaio

Nei nuovi scenari mondiali

Le prospettive del settore discussi nel seminario“Gepolitica e mercati” organizzato da Siderweb

LECCO

Le variabili, a livello internazionale, sono veramente importanti. C’è la “nuova” politica commerciale statunitense – che però finora non ha fatto registrare particolari cambiamenti rispetto a quella precedente -, ma anche la Brexit avrà effetti sulla siderurgia continentale, per cui sarà necessario trovare nuovi equilibri; per non parlare della Cina, meno aggressiva sul mercato internazionale e più concentrata su domanda interna e riconversione verde della propria industria, vista la sua straordinaria fase di crescita.

Di questo si è discusso in occasione del webinar “Geopolitica e mercati: il mondo tra Brexit, Biden e Xi”, organizzato da Siderweb con la partecipazione di diversi esperti. A dirsi convinto che «non è il caso di aspettarsi a breve grandi svolte sui dazi sull’acciaio» è stato Francesco Costa, vicedirettore de Il Post e autore del libro “Una storia americana”. Le tariffe della Section 232 introdotte dall’amministrazione Trump «hanno rilanciato la produzione interna, ma per chi compra sono un problema, avendo portato a un grande aumento dei prezzi. Joe Biden non intende tornare indietro rispetto a quanto fatto da Trump in senso protezionista, soprattutto per quel che riguarda la Cina.

Di Brexit ha invece parlato Carlo Muzzi, giornalista e autore del libro “Euroscettici. Quali sono e cosa vogliono i movimenti contrari all’Unione europea”, secondo cui l’Unione europea sta ancora cercando un nuovo equilibrio: importazioni ed esportazioni inglesi sono entrambe in calo da gennaio e l’Inghilterra ha perso una buona fetta dei propri istituti finanziari. «L’Europa non ha riconosciuto i regolamenti dei servizi finanziari e circa 400 società che prima avevano sede nella City hanno spostato le proprie sedi ad Amsterdam, Parigi e Francoforte, per un controvalore di 90 miliardi di sterline di attività, cioè il 10% del sistema bancario inglese».

Il contributo sullo specifico tema cinese è giunto invece da Giuliano Noci, prorettore del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano. La Cina, ha commentato, sta scommettendo sempre di più «sulla qualità piuttosto che sulla quantità, puntando su innovazione, valore aggiunto, dual circulation policy e crescita della domanda interna. Si può guardare al futuro con ottimismo, ma serve una strategia complessiva che parta dalla presa di coscienza che la trasformazione digitale rappresenterà una nuova frontiera per supportare iniziative industriali e di marketing».

A chiudere, Roberto Re, Head of Metinvest Europe, secondo cui l’acciaio si trova nella «congiuntura particolare di un mercato in ripresa post-pandemia che non sarà breve». Mentre la Cina ha cambiato il proprio atteggiamento commerciale, focalizzandosi sulla domanda interna e non più all’export,.


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