Lecco-Bergamo  è quasi un ultimatum
Il rendering della nuova Lecco-Bergamo, una volta completata (se mai lo sarà)

Lecco-Bergamo

è quasi un ultimatum

La doccia fredda L’impresa Salini ha detto no alla proposta di stralciare opere per rientrare nei costi. Avvocati e tecnici sono al lavoro: si potrebbe rescindere il contratto oppure proseguire con un’altra ditta

La risposta della Salini è arrivata e, più o meno inaspettatamente, è negativa: la proposta avanzata dalla Provincia di stralciare opere dall’appalto per far rientrare il quadro economico all’interno delle risorse disponibili è stata rimbalzata dall’impresa appaltatrice del tunnel San Gerolamo.

Ed ora si aprono scenari preoccupanti, che potrebbero portare fino alla rescissione del contratto in essere, cosa che porrebbe un enorme punto interrogativo sull’intervento più importante di Villa Locatelli.

Battere cassa

Se in occasione dell’ultimo consiglio provinciale il presidente Flavio Polano si era detto moderatamente ottimista riguardo l’accettazione da parte della Salc Spa della proposta di variante in diminuzione avanzata nei giorni precedenti, in settimana la doccia fredda che ha messo in discussione – ancora più di quanto non fosse già prima – lo stesso futuro della variante alla Lecco – Bergamo.

«La risposta della ditta alla nostra richiesta di proseguire i lavori – ha spiegato Polano - è molto articolata, ma di fatto considera negativamente la proposta di perizia suppletiva di variante tecnica al progetto esecutivo approvata dal Consiglio provinciale il 17 maggio».

Dunque, un sostanziale due di picche che, se in quanto a controrichieste è tuttora in fase di valutazione da parte dell’ente, è destinato a far alzare il livello di scontro tra le due parti, con l’azienda tornata a battere cassa l’ultima volta solo a febbraio (richiesta di ulteriori 10 milioni quale riserva tecnica) prima di minacciare la sospensione dei cantieri.

«Con l’ausilio dei tecnici e dei legali stiamo valutando nei dettagli sia la risposta della ditta che le possibili strade da percorrere», ha chiuso Polano, lasciando intendere che a questo punto tutto è possibile.

A chiarire meglio la situazione è stato però il consigliere delegato ai Lavori pubblici, Mauro Galbusera, che ha messo le mani avanti («In questo momento è prematura qualsiasi ipotesi riguardo il futuro dell’opera e del rapporto tra Provincia e Salc. Avremo un quadro più definito nel momento in cui gli esperti avranno concluso la loro valutazione sulla complessa lettera dell’azienda, composta da 6 pagine»), ma senza negare che la corda è sempre più tesa.

Atto di sottomissione

«È palese che le premesse non sono buone, ma in realtà non lo sono mai state – ha rimarcato -. In ogni caso, siamo a un punto di svolta. E come ad ogni bivio ci sarà una strada che verrà intrapresa, anche se al momento non sappiamo quale. Di fatto, i ruoli si sono ribaltati: non presentandosi l’azienda entro il 31 maggio per la sottoscrizione dell’atto di sottomissione, nella cui documentazione si recepiva anche il nuovo prezzo per il conferimento delle terre da scavo, è la Provincia ad essere parte lesa. Lo abbiamo anche notificato con una nota ufficiale: a decorrere dal primo giugno, abbiamo iniziato a contare i giorni di ritardo che creeranno un danno all’ente. Se prima avevamo delle “pecche” parziali alle quali si potevamo appigliare, seppure in modo pretestuoso, ad oggi non possono più pretendere nulla. Attendiamo che tecnici e giuristi si esprimano, poi prenderemo una decisione. La rescissione? È una delle possibilità, ma non è detto che sarà quella verso cui ci orienteremo. Se vorranno proseguire, volentieri. Altrimenti andremo avanti comunque».


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