Lambrugo, coniugi vinti dal Covid
Erano sposati da 59 anni

L’inizio della fine a Natale. Prima è mancata la moglie e dopo una settimana il marito, noto imprenditore tessile

«Mamma diceva sempre che lei e papà sarebbero dovuti morire assieme per non rimanere soli: noi dicevamo che non era possibile, ma invece è stato davvero così». Doppia tragedia a Lambrugo per la famiglia Spinelli, proprietaria dell’omonima tessitura di via IV novembre: Massimo Spinelli, 89 anni, è morto esattamente una settimana dopo la moglie Emma Rigamonti, 82 anni. Uniti nella vita e uniti anche nella morte, a pochi giorni di distanza. Il Covid ha colpito duramente la coppia e la famiglia: la fragilità, dovuta all’età e a qualche patologia correlata, hanno fatto il resto. Il virus ha posto fine a una lunga storia d’amore e di vita, quella di Emma e Massimo, iniziata con il matrimonio nel 1961. Quasi 60 anni assieme, tre figli, Rita, Fabio e Laura, un’attività portata avanti con passione: in pochi giorni il Covid se li è portati via. Il contagio, il malore, il ricovero, l’impossibilità di vederli, le telefonate e i decessi. In dodici giorni la vita della famiglia è stata stravolta: «Abbiamo, come tutti, cercato di preservarli dai rischi di contagio, ma purtroppo anche loro si sono ammalati. – racconta la figlia Rita – Papà è stato male il giorno di Natale: non aveva febbre, ma ha avuto uno scompenso al cuore. È stato ricoverato nel reparto Covid dell’ospedale di Cantù. Da subito ci avevano detto che la situazione era critica. Mamma è stata ricoverata il 27 dicembre a Erba, dove già era seguita per i suoi problemi cardiaci: dopo una crisi iniziale, sembrava migliorare. Ci aveva chiamato e rassicurato che stava bene, dandoci disposizioni su come gestire il ritorno a casa. Poi il 30 dicembre è deceduta improvvisamente». Pochi giorni dopo, il 7 gennaio, anche il marito si è arreso e ha raggiunto la sua Emma. Riposeranno insieme. «Ci ha sempre detto che non voleva inumazione a terra e che volevano essere seppelliti insieme - racconta la figlia – Papà sarà quindi cremato e riposerà accanto alla mamma. In mezzo a tanto dolore ci consola saperli ancora assieme». La commozione in paese è tanta: Massimo viene ricordato per la laboriosità tipicamente brianzola: aveva ereditato dal padre la tessitura che poi ha passato ai figli. Emma amava, per passione e con innata maestria, fare la sarta: «Faceva anche abiti da sposa e non voleva mai nulla – racconta orgogliosa la figlia – Ci hanno dato tutto e noi siamo grati di tutto quello che ci hanno trasmesso.È difficile realizzare e accettare quello che ci è successo. Un dolore immenso non averli potuti accompagnare: ci conforta il loro ricordo e l’amore che ci hanno trasmesso. Alla fine quello che voleva mamma, cioè di morire assieme, si è praticamente avverato».

(Simone Rotunno)

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