La morte di Jacopo Compagnoni

Sconvolto lo zio sindaco

«Conosceva quei posti»

Angelo Cacciotto ricorda la sua infanzia a fianco della sorella. «Crescendo aveva trasmesso la passione per i monti anche alla madre»

La morte di Jacopo Compagnoni Sconvolto lo zio sindaco «Conosceva quei posti»
Una bella immagine di Jacopo Compagnoni con la sorella Deborah

Era un ragazzino Jacopo quando i fari dell’attenzione dell’opinione pubblica si accesero su Deborah Compagnoni e sulla sua famiglia. Erano la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta quando il mondo scoprì quel fenomeno sugli sci, la versione femminile di Alberto Tomba . Jacopo divenne per tutti il fratellino di Debby, 12 anni di differenza tra loro, anche perché quando le telecamere salirono a Santa Caterina, lui era ancora alle medie. Le leggendarie imprese sportive della sorella campionessa fecero sì che l’interesse mediatico fosse rivolto anche alla scoperta dell’intera famiglia Compagnoni.

Maestro di sci e poi guida

Le telecamere entrarono nell’albergo Baita Fiorita di Santa Caterina mostrando mamma Adele dietro il bancone e papà Giorgio in sala ed appunto il fratellone di Deborah, Yuri, e il fratellino, lo juventino Jacopo. Dentro quella mura anche Debby aveva fatto qualche esperienza da cameriera, come ha raccontato nell’incontro pubblico della scorsa estate nella palestra del paese, occasione nella quale ha potuto rivelare qualche “segreto”. Mentre la carriera sportiva di Deborah ha toccato i vertici sportivi più alti e si conclusa nel volgere di un decennio, in questi anni il fratello più piccolo è cresciuto. Non è diventato un campione sugli sci come lei, ma anche la sua vita professionale si è legata alla neve e alla montagna.

Dapprima maestro di sci come il papà Giorgio, e poi guida alpina come il nonno paterno Filippo, il papà e gli zii paterni: Luigi, Giuseppe, Vittorio. Una montagna che fino a ieri gli aveva regalato tante gioie, tanta felicità, prima di portarselo, improvvisamente, via per sempre.

«Da quando Jacopo era diventato guida alpina aveva trasmesso l’entusiasmo per la montagna anche a sua mamma e la accompagnava alla scoperta delle vette di casa - rivela il sindaco di Valfurva, Angelo Cacciotto , che di Jacopo è pure zio -. Chissà quante volte era salito nella zona della disgrazia. Non sappiamo ancora cosa sia successo di preciso, siamo tutti sconvolti: non me la sono ancora sentita di sentire i miei cognati. Dura sapere cosa dire loro, trovare le parole giuste, sapendo che non ci sono in questi casi. Io ho saputo della notizia della disgrazia appena prima di entrare in una riunione in Prefettura: è stata una mazzata incredibile. Jacopo l’ho visto nascere e crescere: ha due anni meno di mio figlio».

La famiglia

Jacopo era il fratello minore di Deborah, ma anche uno dei cinquanta cugini Compagnoni, una famiglia numerosissima quella di papà Giorgio. «Ma Jacopo è stato l’unico fra i cugini a seguire le orme del nonno Filippo e a diventare guida alpina, una professione che è stata anche di suo padre Giorgio e degli zii: Luigi, Vittorio e Giuseppe», ricorda lo zio sindaco.

Crescendo, era diventato oltre a maestro di sci e guida alpina anche due volte padre: lascia a Santa Caterina la compagna e due bambine. Il loro dolore è quella di un’intera vallata, che ha sempre gioito per la magica Deborah e ora piange per Jacopo. La felicità di ieri e il dolore di oggi sono due facce della stessa famiglia, della stessa comunità, ma collocate su due poli opposti del cuore.

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