«La cannabis non è una droga leggera  No alla legalizzazione»
Da sinistra: Giovanni Serpelloni, Daniela Parolaro, Giuseppe Mario Scalia e Claudio Marcassoli (Foto by foto Gianatti)

«La cannabis non è una droga leggera

No alla legalizzazione»

Il convegno a Sondrio. I drammatici effetti rilevati sui giovani e le aziende interessate a sviluppare questo business. Gli esperti: «Il rischio? Una devastazione su larga scala».

In un contesto globale in cui gli effetti del consumo di cannabis e delle nuove sostanze psicoattive sono sempre più devastanti; e in nazioni, come gli Stati Uniti, in cui la legalizzazione proprio della cannabis sta portando alla crescita esponenziale del business in mano, trasversalmente, a grandi aziende di vari settori, è sempre più necessario che i giovani siano consapevoli dei rischi a cui vanno incontro se consumano proprio queste sostanze.

Se ne è parlato venerdì alla sala Besta della Banca Popolare di Sondrio nel corso del convegno “Dalla cannabis alle nuove sostanze psicoattive. Quale scenario per i nostri giovani?” primo atto di un percorso legato al protocollo sulle tossicodipendenze siglato da vari enti e associazioni lo scorso 22 novembre.

Nel corso dell’incontro, moderato dallo psichiatra e psicoterapeuta Claudio Marcassoli, Daniela Parolaro, docente universitaria e attualmente componente del laboratorio di neuro psicofarmacologia all’Università dell’Insubria, ha evidenziato, tra le altre cose, gli effetti nell’uso di cannabis soprattutto negli adolescenti, in considerazione anche del fatto che il contenuto di Thc nella marijuana ora arriva fino al 15%, mentre in passato si attestava tra l’1% e il 7%.

«Il cervello di un adolescente - ha spiegato Parolaro - è ancora in sviluppo e ciò che avviene nell’adolescenza determina l’organizzazione finale del sistema nervoso centrale. Caricando il sistema di Thc avviene una disregolazione della sua organizzazione che poi resta e porta a una maturazione alterata del sistema. Non a caso c’è una correlazione tra le malattie psicotiche e l’uso di cannabis». E gli effetti non sono certo migliori quando si consumano le nuove sostanze psicoattive, come ad esempio l’ecstasy: «L’ecstasy - ha proseguito - blocca i trasportatori della serotonina che non viene più prodotta e la struttura dei neuroni viene completamente persa».

Nonostante questo, come ha invece spiegato Giovanni Serpelloni, docente universitario in Italia e Usa e già a capo del Dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri, non soltanto cannabis e nuove sostanze psicoattive sono facilmente reperibili (anche attraverso lo smartphone) sul dark web, ma la legalizzazione della cannabis sta creando un vero e proprio business in cui sono coinvolte grandi aziende di vari settori commerciali: «Attualmente siamo di fronte a una devastazione di pochi - ha evidenziato Serpelloni - che però potrebbe diventare di molti. Tutte le scelte, anche relativamente alla cosiddetta cannabis light, condizioneranno i prossimi 50 anni. Bisogna smetterla di riferirsi alla cannabis come droga leggera e la legalizzazione non è la strada giusta, anzi credo rappresenti l’umiliazione della razza umana».


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