Il Ticino cresce con i frontalieri  Ma i salari medi restano al palo
Mercato del lavoro in Ticino fortemente condizionato dalla massiccia presenza dei frontalieri

Il Ticino cresce con i frontalieri

Ma i salari medi restano al palo

Il Cantone ha diffuso i dati sull'economia. Sono 64mila i pendolari italiani

Le retribuzioni sono cresciute dell’1%, contro l’1,5% di Zurigo. In salita la disoccupazione

La libera circolazione si fa sentire in Ticino e frena la crescita dei salari. È ciò che emerge dal rapporto realizzato dalla Segreteria di Stato dell’Economia, reso noto ieri e diffuso dai media ticinesi.

Il tutto è collegato all’alta presenza dei frontalieri. Tant’è che il Cantone viene accostato come dati a Ginevra, dove si è registrato l’aumento più sensibile negli ultimi 14 anni.

Nel 2016 nella città sul lago Lemano il numero dei lavoratori accolti è arrivato a 86.300, il che rappresenta il 27% di quelli nella Confederazione elvetica. In Ticino sono 64.300, il 20% di quelli totali. Non solo: rispetto all’impiego, il Cantone vicino di casa di Como guida la graduatoria perché ha il 28% del totale degli attivi, segue soltanto in questo caso Ginevra (25%).

Altro primato per il numero di persone che sono sottoposte all’obbligo di notifica (il che significa distaccati, assunzioni di impiego e padroncini). Netto il verdetto della ricerca: se crescita è avvenuta in Ticino, è per i due terzi legata ai frontalieri. Poi però un campanello d’allarme: la disoccupazione è comunque risultata superiore alla media.

A questo punto il discorso si sposta sui salari: tre anni fa si è registrato il livello più basso, con uno stipendio lordo mensile di 6.100 franchi. Se si opera un raffronto con Zurigo, lì la media è di 7.900 franchi. In Ticino i salari sono cresciuti dell’1%, contro l’1,5% zurighese: una differenza che i sindacati hanno rimarcato a più riprese. Questo il concetto ribadito dalla ricerca: dove c’è il frontaliere in misura cospicua, lo stipendio stenta ad aumentare con ritmo significativo, come ci fosse una sorta di freno a mano. L’analisi prende in esame anche la sola popolazione dei residenti, quindi svizzeri e stranieri con permesso C: in questo caso, l’incremento annuale è dell’1,3%.

Ciò riporta al centro un problema cruciale: lo scarto tra stipendio dei frontalieri e dei ticinesi è rilevante, del 25,6%. Di qui il fenomeno di pressione, dunque di rallentamento della crescita delle retribuzioni per chi vive nel Cantone.

Se ne traggono delle conclusioni: applicare le misure di accompagnamento alla libera circolazione in maniera diversificata a seconda delle regioni, sarebbe una soluzione per evitare questo effetto negativo.

Una ricerca che senz’altro getterà altra benzina sul fuoco per il problema del dumping, quindi dello sfruttamento che si lega ai salari. Problema che il Canton Ticino pare voler affrontare spingendo l’Italia ad approvare il nuovo accordo fiscale: in quest’ottica aveva infatti promesso di rimuovere l’obbligo del casellario giudiziale per i frontalieri. Il nostro Paese però recentemente ha ribadito di non aver in agenda questa decisione.


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