I processi non bastano A Lecco la ’ndrangheta c’è
Uno dei rituali mafiosi per il conferimento delle cariche interne e le modalità di affiliazione a gruppi della 'ndrangheta in un fermo immagine tratto da un video dei Ros

I processi non bastano
A Lecco la ’ndrangheta c’è

Il caso Chiusa la stagione dei procedimenti penali, il “fenomeno” non pare essere stato spazzato via. Sei interdittive antimafia nel giro di pochi mesi, grazie alle indagini di un pool coordinato dalla Prefettura

Chiusa la stagione dei processi a quelle che - sentenze definitive alla mano - sono state riconosciute come associazioni per delinquere di stampo mafioso, segnatamente legate alle ’ndrine del Catanzarese e della Jonica calabrese, il “fenomeno” delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel nostro territorio non pare essere stato spazzato via. Tutt’altro.

Sarebbe invece in atto una vera e propria “sostituzione”, come emerge dall’ultima interdittiva antimafia - la sesta in un pugno di mesi - firmata dal prefetto Michele Formiglio martedì mattina.

Un’interdittiva che deriva da un lungo e scrupoloso lavoro di intelligence, come confermano dalla Prefettura, indagini durate mesi e portate avanti dal gruppo interforze coordinato dalla Prefettura stessa e a cui afferiscono investigatori di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e della Direzione investigativa antimafia di Milano.

Movimenti mai cessati

Coordinato dal viceprefetto aggiunto (nonchè capo di gabinetto) Marcella Nicoletti, il pool ha ricevuto ulteriore impulso investigativo dall’arrivo in città del prefetto Formiglio (dall’inizio dello scorso aprile, successore di Liliana Baccari), particolarmente sensibile sul delicatissimo tema.

Formiglio è infatti stato commissario straordinario di Brescello, il cui consiglio comunale è stato il primo dell’Emilia Romagna a essere sciolto per mafia (proprio per infiltrazione delle cosche calabresi).

Dalla Prefettura spiegano che spesso l’interdittiva pare un provvedimento eccessivamente punitivo, ma diventa necessario per il principio giuridico del «più probabile che non». E arriva pure la conferma che i “movimenti” della criminalità organizzata legata alle mafie sul territorio sono mai cessati, nonostante le inchieste (citiamo Metastasi e Insubria, per restare in tempi recenti), i conseguenti processi e le numerose condanne. Insomma un “fenomeno” che c’è, è presente e va “attenzionato”.

La novità che deriva dall’ultima interdittiva, approntata per far chiudere l’agenzia di onoranze funebri “Nuccio Vrenna” di Olginate, riguarda la provenienza geografica dei titolari. Crotone. Finora, infatti, i riferimenti erano tutti in provincia di Catanzaro (segnatamente Marcedusa, paese natale della famiglia Coco Trovato) o la costiera jonica, e dunque il Reggino (Insubria). Un dato sul quale il pool investigativo coordinato dal tenente colonnello Claudio Arneodo, vicecomandante provinciale nonché comandante del Nucleo operativo e radiomobile dell’Arma, continuerà a lavorare.

Morto nel 2007

Intestata a Nuccio Vrenna, considerato dagli inquirenti potente capoclan di Crotone, morto nel 2007, l’agenzia, aperta in via Redaelli la scorsa estate, fa capo Gianluca Balestrieri, genero del defunto, che a sua volta era figlio del capo della ’ndrina Vrenna, Luigi detto U Zirru. Quest’ultimo tenne le redini del clan fino al 1974, anno in cui venne arrestato per aver ordinato l’omicidio di due bambini di 9 e 14 anni, figli di Umberto Feudale. Quest’ultimo, in una sparatoria aveva, ucciso il figlio del capoclan, il 22enne Calogero, e l’aveva investito con l’auto dopo averlo freddato, in segno di spregio.


© RIPRODUZIONE RISERVATA