Dalla droga al facchinaggio
I mille “lavori” dei clan sul Lario

Traffico di stupefacenti con la Svizzera, subappalti nel settore pulizie e servizi, minacce agli imprenditori

Dalla droga al facchinaggio I mille “lavori” dei clan sul Lario

La cocaina resta l’affare principale. Il primo amore che non si scorda mai. Soprattutto se consente guadagni a sei (ma anche sette) cifre. Ma la ’ndrangheta nostrana (nel blitz di questa notte la maggior parte delle persone finite in cella operavano in provincia di Como) si è specializzata in mille attività differenti: dal facchinaggio alle pulizie, dalla gestione di un vasto sistema di cooperative alla frode fiscale, passando per le estorsioni con tanto di minacce a imprenditori del settore della logistica.

Gli investigatori dell’antimafia la chiamano ’ndrangheta 2.0. Sono 54 i fermi effettuati nella notte in Lombardia, la stragrande maggioranza in provincia di Como.

Oltre 250 i militari della Guardia di finanza di Como che hanno effettuato perquisizioni, fatto scattare manette, eseguito decreti di fermo a indagati considerati i referenti locali della famiglia Molé, che nella piana di Gioia Tauro movimenta tonnellate di cocaina.

Il nostro territorio resta strategico anche sotto questo aspetto: la vicinanza con la Svizzera consente rapporti veloci, facili e privilegiati con complici e trafficanti operativi soprattutto nel Cantone San Gallo. Giri vertiginosi di droga e di denaro.

Soldi che vengono poi usati per fare “investimenti” nel settore imprenditoriale. Attraverso società cooperative fittizie i clan - secondo l’accusa - si garantivano appalti nel settore dei servizi: pulizie, facchinaggio, trasporto. E quando non ci riuscivano con le buon, passavano alle cattive.

Sarebbero emersi, nel corso dell’indagine, svariati episodi di violenza, minacce ed estorsioni nei confronti di piccoli imprenditori e padroncini per riuscire a gestire i sub appalti della Spumador (del tutto estranea alle accuse e ai sospetti degli inquirenti). Secondo la Procura antimafia di Milano le commesse di trasporto acquisite con la violenza sarebbero state spartite a diversi affiliati.

E poi c’è tutto il capitolo relativo alla frode fiscale. Società cooperative create ad arte per aggirare le norme tributarie, false fatturazioni, bancarotte costruite a tavolino.

Ancora una volta lo sfondo di tutti questi interessi illegali, di questa economia drogata dalla violenza e dalle intimidazioni, è il Comasco. Ormai da decenni terra di conquista dei clan.

© RIPRODUZIONE RISERVATA