Mercoledì 11 Settembre 2013

Dal Cile a Lecco, 40 anni dopo

“Io, in fuga da Pinochet”

Josè Vega, 72 anni, nel suo negozio di via Bovara

Sono passati quarant’anni esatti, da quell’11 settembre - una data propizia ai disastri - quasi una vita.

Una vita che Josè Vega, 72 anni, cileno scappato dalla dittatura di Pinochet che quel giorno con un golpe aveva messo fine al governo di Allende dando il via al terrore e alle persecuzioni, ha passato lontano dal suo Paese: rifugiato prima in Francia, poi in Bulgaria e infine in Italia, a Lecco, dove da trent’anni fa quello che faceva a Santiago prima della fine del suo mondo.

Quasi controvoglia

L’ orologiaio di via Bovara, lecchese di adozione, non ha mai imparato a parlare bene l’italiano, ma ora quasi controvoglia ricorda quei tempi così lontani accompagnati , in anni brucianti di passioni e tensioni politiche, dalla colonna sonora degli Intillimani che cantavano “el pueblo unido jamàs serà vencido “ eccitando l’emotività e l’ empatia.

Più che un sintomo di distanza da quegli eventi dolorosi, una specie di pudore insieme alla paura di non essere compreso, o peggio di suscitare diffidenza, ancora, come un pericoloso rivoluzionario.

Aderiva a Unidad Popular, il fronte popolare di Salvador Allende. «Nel dicembre del 1973 ho dovuto lasciare in fretta la mia famiglia. Sono venuto in Europa, a Parigi. Dei primi mesi lontano da casa, dall’altra parte del mondo, ricordo solo una straziante nostalgia».

La moglie e i tre figli che allora avevano 5, 4 e 2 anni lo hanno raggiunto due anni dopo in Bulgaria, «al di là della cortina di ferro», dice con un sorriso screziato di ironia per un mondo che non esiste più.

Il nipote, Giuseppe, 21 anni, rimonta con infinita pazienza il meccanismo di un orologio e intanto tende le orecchie interessato perché il nonno queste storie non le racconta mai.

Dalla Bulgaria all’Italia, a Lecco, per quale piega degli eventi?

Seguendo il filo dell’amicizia

«L’unica cosa che volevo era tornare nel mio Paese: la Bulgaria non aveva relazioni diplomatiche con il Cile, ma l’Italia sì. Sono approdato qui per fare domanda di amnistia, quando è stata offerta l’occasione a noi profughi. Ci sono state lungaggini burocratiche, tempi lunghi utili a capire che era meglio lasciar perdere: molti ritornati, sono stati ben presto desaparecidos». Arriva a Lecco non per caso ma seguendo il filo dell’amicizia: abitava qui un amico uruguayano , Giuseppe Maggi, E qui a Lecco Josè Vega incontra la solidarietà di tanti. Con commozione parla di padre Davide Maria Turoldo e Elena Gandolfi, di Luisa Sozio «per me come una sorella».

Maura Galli

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