Contesi gli occhiali del duce in fuga

«Sono di mia proprietà, ecco le prove»

Gaetano Poncia, figlio di un partigiano, smentisce il politico Alberto Botta

«Mi fecero credere che erano destinati a un museo, che però non è mai nato»

Contesi gli occhiali del duce in fuga «Sono di mia proprietà, ecco le prove»
1 Alcuni dei documenti sul passaggio di proprietà degli occhiali che furono indossati da Benito Mussolini appena prima dell’arresto. 2 Alberto Botta, a destra, con il sindaco di Musso Pozzi

Tra i vari reperti legati al periodo fascista e a Benito Mussolini, Alberto Botta , noto collezionista di Acquaseria, possiede anche gli occhiali che il duce indossava quando il 27 aprile del ’45 venne riconosciuto su un camion della colonna tedesca a Dongo. «Li ho avuti dal partigiano Pierino Maffia - riferisce l’interessato - . Da qualche parte ho ancora una foto che ritrae il momento della consegna».

Ma da Gravedona spunta una versione contrastante. Gaetano Poncia , figlio di un partigiano della zona, Lucio Poncia, smentisce Botta e assicura che, in realtà, gli occhiali li ebbe lui da Pierino Maffia: «Me li diede in segno di amicizia e anche in ricordo del mio povero padre, col quale era stato assieme in montagna durante la Resistenza. Mi provoca molto dispiacere che ora qualcuno, di cui tra l’altro mi consideravo amico, neghi la verità e cerchi di accaparrarsi un reperto di cui non è affatto proprietario».

Ma come mai, allora, i discussi occhiali sono in mano a Botta? «Nel 1986 lui mi disse che era in procinto di aprire un museo storico - racconta Poncia - e dinanzi a quella prospettiva gli passai gli occhiali per la causa, ma il museo è rimasto sulla carta e ora Botta si permette pure di attribuirsi la proprietà degli occhiali».

I passaggi di proprietà

A conferma di quanto sostiene, Poncia mostra copia di un documento, con i discussi occhiali appoggiati sopra, che riassume i passaggi di proprietà: il 28 gennaio 1983 Pierino Maffia dichiarava di cederli a Gaetano Poncia per la somma simbolica di cento lire, assicurando che si trattava degli occhiali indossati dal duce al momento della cattura, ricevuti a suo tempo, assieme al cappotto da maresciallo tedesco, dall’allora questore Grassi; sullo stesso documento segue una dichiarazione dello stesso Poncia, datata 24 aprile 1986: “Cedo all’amico Alberto Botta gli occhiali pervenutimi dal Maffia per il suo museo storico”.

Ma Botta nega: «Quel documento non ha alcun valore. La verità è che io ho prestato per un certo periodo gli occhiali a Poncia. Come ripeto, sono certo di avere ancora nei miei archivi la foto che ritrae Pierino Maffia mentre me li consegna. Tra i miei amici ho avuto anche molti partigiani e Maffia, a conoscenza della mia collezione di reperti e testimonianze dell’epoca, mi cedette volentieri gli occhiali indossati da Mussolini a Dongo».

Il travestimento del duce

Occhiali e cappotto tedesco facevano parte del travestimento del duce al seguito della colonna tedesca; sotto il porticato del municipio il questore Grassi li avrebbe passati a Maffia dopo il riconoscimento e l’arresto del capo fascista.

Qualcuno, negli anni, ha messo in dubbio l’autenticità degli occhiali: da sole e pieghevoli, con cerniere sia sulle stanghette che in mezzo alla montatura, pare che nel ’45 esistessero solo in certi primitivi modelli americani, mentre alla fine degli anni ’60 li lanciò sul mercato la “Persol”.

Restano i dubbi

«C’è chi ha sollevato il dubbio che gli originali possano essere stati ceduti assieme al cappotto - riferisce Gaetano Poncia - . Io ho tenuti per tre anni quelli che mi consegnò Pierino Maffia e ricordo che erano occhiali da sole che si piegavano in mezzo. Personalmente mi fido del partigiano che ha combattuto a fianco di mio padre, ma ovviamente non sono un esperto di occhiali». n

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