Como città di Volta?  Solo sui cartelli
A cinque anni dal crollo di una porzione di intonaco il secondo piano del Tempio Voltiano è ancora inagibile

Como città di Volta?
Solo sui cartelli

Il Tempio Voltiano è dimezzato da cinque anni: transenne pure al piano terra. Torre Gattoni sempre chiusa, e sulla statua dimenticata la cravatta rosa del Giro d’Italia

Como

«Como città di Volta» è la dicitura messa solo una manciata di anni fa sotto i cartelli di ingresso al capoluogo. Ma a parte lì, non è ricordato praticamente da nessuna parte. E dire che ci sarebbero monumenti, statue, targhe e le sue invenzioni così come i cimeli della sua vita pubblica in città, ma il patrimonio è danneggiato, sparito, inaccessibile o dimenticato.

Andiamo con ordine partendo dal Tempio Voltiano: il secondo piano è inagibile da cinque anni, da quando cioè era crollata una porzione di intonaco dal soffitto. Studi, verifiche, progetti e una sequela di ritardi hanno fatto sì che, ad oggi, i lavori di restauro non siano ancora partiti. Transenne e putrelle in ferro di sostegno anche al piano terra, dedicato agli esperimenti di Volta. Insomma, la struttura è sì aperta formalmente al pubblico, ma i musei sono decisamente altro.

Spostandosi poco distante troviamo una delle piazze principali del centro storico, dedicata allo scienziato. La statua che campeggia su un’alta colonna ha ancora al collo la cravatta rosa posizionata a scopo promozionale per l’arrivo a Como della tappa del Giro d’Italia, il 22 maggio scorso. Da allora, però, nessuno l’ha tolta e da più di due mesi è rimasta al suo posto. Sole, caldo, pioggia o grandinata non importa.

A quasi tre mesi dall’arrivo dei corridori sembra ormai decisamente fuori posto. Nessuna traccia, invece, delle vecchie targhe dedicate a Volta. Sparite dopo i lavori di sistemazione e mai più rimesse le due collocate per anni nell’area verde della piazza, verso via Cairoli. Era stato annunciato il loro riposizionamento nel 2016, ma sono ancora nei magazzini comunali. Il caso è stato sollevato anche in uno degli ultimi consigli comunali dal consigliere Luca Biondi, che ha chiesto chiarimenti non solo sulle due targhe rimosse, ma anche su una terza, quella donata dai telegrafisti di tutto il mondo nel 1899, in occasione del centenario dell’invenzione della pila. Si trovava sul basamento della statua, ma diversi anni non è più al suo posto. L’ex consigliere comunale Arturo Arcellaschi aveva chiesto a più riprese delucidazioni in merito, ma finora nessuno da Palazzo Cernezzi ha chiarito dove sia collocata esattamente e se ci sono o meno intenzioni di rimetterla a disposizione di comaschi e turisti, tanto più che si tratta di un regalo fatto alla città a nome di più nazioni.

Non ultima, arriva la segnalazione di un lettore, Giovanni Nitti, del patrimonio custodito all’interno della Torre Gattoni, non visibile in modo continuativo ed organico. Alessandro Volta, intorno al 1765, condusse proprio nella torre i primi esperimenti scientifici. Intorno al 1930 l’edificio tra viale Varese e viale Cattaneo divenne sede della prima cabina elettrica che erogava la corrente per l’illuminazione della città, rimasta attiva fino al 1958. Il quadro elettrico con gli strumenti di misura e i sezionatori oltre ai trasformatori detti a “bascula” sono ancora all’interno della torre. «Un tesoro di tecnica, forse unico in Europa, nel dimenticatoio, lasciato morire lentamente» denuncia il lettore. Sul sito del Comune si prevede la possibilità di visita, ma ci si deve rivolgere all’infopoint e si parla genericamente di apertura “variabile”.

Insomma, oltre a “Como città di Volta” scritto sui cartelli, il capoluogo sfrutta al minimo la potenzialità dell’inventore della pila, noto in tutto il mondo.


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