Bormio, l’uomo dei cristalli svela i suoi tesori
La Edyromanite, chiamata così perché per ora al mondo è l’unico esemplare e lo ha trovato Edy Romani

Bormio, l’uomo dei cristalli svela i suoi tesori

Edy Romani con Fabrizio Berra racconta le scoperte fatte dopo il crollo della vetta della Thurwieser. Oltre a fossili e reperti bellici il geologo ha trovato preziosi minerali, uno dei quali è stato chiamato “Edyromanite”.

Lui è Edy Romani di Bormio, da tutti conosciuto come “l’uomo dei cristalli”, il papà del museo mineralogico e naturalistico di Bormio, ma anche un profondo conoscitore di storia, geografia e delle tradizioni, poeta e scultore, un attento e acuto osservatore, un esperto internazionale in fatto di mineralogia che, adesso, ha dato alle stampe la sua quinta pubblicazione dedicata alla Thurwieser, in alta Val Zebrù, famosa per il crollo della parte sommitale della sua cima (3.657 metri) avvenuto il 18 settembre 2004. Un distacco imponente, che, se da un lato, ha tracciato una ferita in una montagna e in una vallata, dall’altro, ha dato la possibilità, a chi il territorio lo sa ammirare e ha la voglia - e le capacità - di scoprirlo, di trovare un immane tesoro.

«Quando si pensava che un percorso fosse finito - ha scritto Edy - con il mio ultimo libro di mineralogia (“Primizie geologiche alpine - Minerali Fossili e Rocce della valle di Livigno” - 2007) ecco che la Terra Madre, fucina in perenne azione, mi offre ancora un’opportunità: la Grande frana della Thurwieser! Ecco affiorare nascosti cimeli bellici, tra occulte fessure nella dolomia, ricolme di gemme”. La pubblicazione, dal titolo “Thurwieser!”, realizzata a quattro mani assieme a Fabrizio Berra racchiude, come si legge in copertina, «brevi immagini di guerra, pace e d’alpinismo, cenni di un cercatore di cristalli» ed è scritta in italiano e inglese.

Il libro, molto accurato anche dal punto di vista fotografico, racconta quattordici anni di ricerche e scoperte in alta Valfurva, grazie alla collaborazione dei soci del Gruppo Mineralogico e Naturalistico dell’Alta Valtellina (Giovanna Bocchioli Romani, Luciana Zappa e Peppino Pedranzini, Fabrizio Berra, Elizabeth Whelan, Alessandro Ondertoller, Gianpaolo Pedersini e Andrea Lucotti) presieduto proprio da Edy Romani. Complessivamente trentasei le specie e varietà mineralogiche ritrovate tra le quali sei rappresentano assolute novità per la mineralogia valtellinese.

Tra queste spicca la varietà “Ediyromanite” che ha preso il nome dal suo scopritore, un unicum al mondo. Dal punto di vista scientifico, la presenza di carbonato di rame (azzurrite), all’interno dei cristalli di quarzo ialino risulta, dopo varie ricerche e indagini (anche presso istituti esteri), essere decisamente raro, se non addirittura unico. «Da qui la decisione - ha commentato Romani - di usare il termine “varietà Ediyromanite” finché non venga provata l’esistenza di qualche altra scoperta di quarzo con inclusa l’azzurrite». Ai numerosi minerali della Thurwieser vanno inoltre aggiunti il ritrovamento di due fossili e le preziose notizie storiche sugli eventi bellici 1915-1918 provenienti dall’archivio “Tuana” per concessione degli associati del gruppo mineralogico Luciana Zappa e Giuseppe Pedranzini. E poi il racconto di quel 18 settembre 2004 quando, in alta Valfurva, crollò la parete sud della Thurwieser appartenente al gruppo Ortles Cevedale. «Gli echi portarono - si legge nel libro - un cupo brontolio per le vallate raccontando che lassù, da qualche parte, si era staccato un pezzo di monte rotolando fragorosamente a valle…È stato calcolato che la massa di roccia calcarea staccatasi sia quantificabile in alcuni milioni di metri cubi e con singoli blocchi, ben visibili, di oltre 100 metri cubi. Per quanto riguarda la calcite le cristallizzazioni sono curiosamente diverse e alcune di esse notevoli per la regione alpina». Anche per questo la mineralogia e la geologia della Thurwieser e del suo corpo franoso assumono una rilevanza importante non solo per l’Alta Valtellina ma per l’intero mondo mineralogico.


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