Abbate, 50 anni e un altro gioiello   «Pronti a conquistare nuovi mercati»
Weekender 52, l’ultima nata di casa Abbate, già in viaggio verso i mercati nordamericani

Abbate, 50 anni e un altro gioiello

«Pronti a conquistare nuovi mercati»

NauticaIl cantiere esordisce con un prototipo nel settore delle imbarcazioni da pesca - Dal Nord America ai Caraibi, il “patron”: «Entriamo in un settore a noi sconosciuto, è una sfida»

Festeggiare i cinquant’anni con una nuova creatura. Una che porta lontano, tra i Caraibi, con uno stile innovativo, ma portando tutto lo spirito della tradizione lariana.

Questa è Weekender 52’, la barca da diporto realizzata da Tullio Abbate e partita prima di Natale per il suo viaggio americano. Con la speranza che richiami altri potenziali clienti grazie al suo fascino.

Non chiamatela prodotto, questa è una vera e propria creatura appunto. Tant’è che quando ci rivolgiamo ad Abbate, commenta: «Speravo fosse il nostro cliente dai Caraibi che ci diceva come va oggi».

Il suo viaggio va seguito quotidianamente, perché assomiglia a quello di un componente della famiglia: quest’ultima è – anche – l’azienda. Che il 2 gennaio ha celebrato il mezzo secolo di attività: le radici con Guido e oggi ecco che sono entrati i nipoti, anzi si affacciano anche i pronipoti. Tullio non nasconde la felicità di fronte a questi risultati ottenuti con creatività e sacrifici e spiega: «Sì, Weekender è un altro gioiello nostro. Una barca che ha lo spirito sportivo, ma richiama anche lo stile americano. Esce dagli schemi abituali di cantiere. Da sempre nelle barche sportive, siamo entrate in un altro mondo, quello della imbarcazioni da pesca. Molto comode, abitabili. Una nuova sfida, entrare in un settore finora per noi sconosciuto».

E in un’area come quella americana. Oggi il mercato italiano si è ridotto, stanno andando bene Germania e Svizzera, resta un riferimento la Francia. Bisogna guardare oltre, sempre. E allora ecco questa ispirazione americana: «La carena è nostra, supercollaudata. Abbiamo vinto la Venezia-Montecarlo nel 1990 con quella. Invece la sovrastruttura, il modo di vivere sono completamente nuovi».

La grinta si respira nella velocità, che però viaggia nel segno della sicurezza ovviamente: «Sfiora i cento chilometri all’ora. Una delle barche più veloci. La sua lunghezza è di 15,2 metri, senza i motori. Dopo il prototipo speriamo in altri ordini certo. Sarebbe lavoro assicurato per qualche anno, perché per realizzare Weekender non basta un mese, ce ne vogliono due o tre».

Oggi per Tullio Abbate lavorano una trentina di persone, ma senza contare i collaboratori esterni: quella cordata di cantieri che contribuiscono a far uscire queste meraviglie. Una struttura satellitare, come la definisce Tullio. Che si emoziona di più solo a parlare della sua famiglia, del figlio che calca le sue orme anche sportive come pure il nipote: una sfida buona tra generazioni, sempre. Di figli, Tullio ne ha cinque (ecco il numero magico che ricorre), poi sei nipoti. Innamorati di questo mondo, ciascuno nel modo che consente loro l’età. E che guarda con passione ciò che esce dal cantiere, perché – come dice Tullio - «per me la barca è una cosa viva».


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