Stop a uccelli vivi come richiamo

Parte la petizione della Lipu

«Pratica crudele» la definisce l’associazione che chiede il divieto assoluto anche degli impianti finalizzati alla cattura dei volatili da usare per le pratiche della cacciagione

Basta con l’utilizzo di uccelli vivi come richiamo. Un concetto semplice e chiaro che lancia la petizione che la LIPU-BirdLife Italia ha attivato sul proprio sito web www.lipu.it ed è rivolta al Presidente del Consiglio dei ministri e di Camera e Senato.

L’utilizzo di uccelli vivi come richiami, ricorda l’associazione ambientalista, è una pratica particolarmente crudele che coinvolge ogni anno migliaia di piccoli uccelli tra allodole, cesene, merli, tordi, colombacci e pavoncelle. Gli uccelli, una volta catturati in natura, vengono rinchiusi in piccole gabbie e sottoposti per tutta la vita a una detenzione durissima: tenuti al buio in modo che perdano la percezione del tempo e cantino così fuori stagione, vengono utilizzati dai cacciatori in autunno e in inverno per fungere da richiamo, appunto, e attirare altri uccelli selvatici da catturare o uccidere.

La petizione Lipu chiede il divieto di ogni forma di richiamo vivo e di ogni forma di impianto finalizzato alla cattura o allevamento di uccelli per farne richiami vivi; di considerare tale pratica una forma di maltrattamento e la previsione di adeguate sanzioni; che si registrino tutti gli animali attualmente detenuti come richiami vivi, la loro liberazione (nel caso sia possibile) oppure la consegna alle autorità per gli esemplari non liberabili.

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