Sci, impianti chiusi per Covid  «Si perde 1 milione e mezzo»
Gli impianti che, da Barzio, portano ai Piani di Bobbio

Sci, impianti chiusi per Covid

«Si perde 1 milione e mezzo»

Il dato emerge dalle prime stime degli operatori dei

Piani di Bobbio, alla luce delle restrizioni del Dpcm

Tutta la Valsassina è in fibrillazione in attesa del DPCM che dovrebbe uscire il 3 dicembre, quello che decreterà ufficialmente la non riapertura degli impianti sciistici per il periodo natalizio. La perdita per le attività collegate sarà ingente, visto che impianti chiusi vuol dire anche zero turisti, comunque impossibilitati a muoversi fino a che la Lombardia non sarà diventata almeno zona gialla.

La speranza era quella di un progressivo allentamento delle misure restrittive, ma sembra proprio che il Governo non vada in quella direzione.

Difficile quantificare con esattezza il danno economico che subiranno le attività valsassinesi, a partire proprio dalla ITB - Imprese Turistiche Barziesi - gestita da Massimo Fossati. «Noi abbiamo dei lavori che non possiamo non fare e che potrebbero addirittura rivelarsi inutili se la situazione non cambierà. Sparare la neve coi cannoni ci costa circa 400.000 mila euro a stagione, in più dobbiamo svolgere tutte quelle attività relative all’apprestamento delle piste da sci: preparare le strutture, posizionare le reti... queste cose andranno fatte comunque, indipendentemente da quello che accadrà. Penso poi alle spese che ho già fatto per cercare di aprire in sicurezza: casse automatiche, macchinari per l’igienizzazione. Solo queste cose ci sono costate circa ventimila euro». Il grosso problema per Fossati è la poca chiarezza della situazione. «Se tutto continuerà così sarà molto difficile gestire quello che accadrà. Si tutelano gli operai e non gli operatori del settore montano.

«La mia azienda per fortuna non è in pericolo, anche se tener chiuso a dicembre vuol dire perdere circa un milione e mezzo di euro, il fatturato guadagnato nel 2019. Io penso alle persone che collaborano con me, ora in cassa, e alle oltre trecento persone che giornalmente lavorano sulle piste da sci. A loro chi penserà?».

La zona rossa è un grosso danno anche per le attività della ristorazione, come dichiara Marialuisa Invernizzi, titolare dell’agriturismo Cascina Cornella. «Inutile nasconderci, al momento stiamo lavorando molto poco - dichiara - noi non siamo una pizzeria, siamo un’azienda a conduzione familiare che ha bisogno di un’organizzazione diversa. In questo periodo poi la gente sta attenta a spendere, hanno paura. Non sento più nessuno dire “andrà tutto bene” come all’inizio».

Il raffronto con lo scorso anno è purtroppo impietoso. «La scorsa è stata una stagione fantastica, abbiamo iniziato a lavorare bene dopo Natale, c’era tanta gente, la neve e una temperatura ideale. Quest’anno abbiamo aggiunto due camere all’agriturismo che speravo di inaugurare prima delle festività natalizie. Vedremo cosa accadrà».

Anche Ida Arrigoni Marocco, titolare de “La Sorgente Sport” ammette crisi. «Per noi il periodo natalizio vale almeno il 70% dell’incasso invernale. Se non apriranno gli impianti non apriremo il negozio che abbiamo a Bobbio e senza i turisti qui non c’è mercato. Teniamo aperti e non molliamo, ma siamo comunque un paese di mille abitanti. In primavera abbiamo perso i mesi di marzo e aprile, dove di solito lavoriamo bene. Speravo non ci fosse un altro lockdown, invece la situazione si è ripresentata».


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