Primaluna, il ritorno a casa,   ma la Fus fa paura

Primaluna, il ritorno a casa,

ma la Fus fa paura

Oggi pomeriggio il sindaco Mauro Artusi ha firmato l’ordinanza per tutti gli sfollati tranne sei

«A Casargo siamo stati bene, quasi una vacanza» . Ma le immagini della valle sommersa dall’acqua sono indelebili . A Premana 29 persone rientrate a casa ma solo di giorno

Dopo nove giorni, sono rientrati tutti gli sfollati, tranne sei persone, due di Cortabbio e quattro di Primaluna, dove ci sono due case inagibili ed una che è agibile però con una verifica settimanale del muro di contenimento. Alla spicciolata, nel pomeriggio di oggi il ritorno a casa, dopo ordinanza del sindaco Mauro Artusi che era attesa con ansia.

Anna Baruffaldi arriva in auto con il figlio Enrico Barolo e scende: «Mi lasci guardare giù la Fus. - sono le prime parole e si incammina al ponte – Ci hanno trattato proprio da signori, a Casargo, alla scuola alberghiera, ma ero stanca ormai. Ho visto saltare fuori la valle ed ho pensato che arrivava in casa. L’ho vista brutta. Mi ha portato via il Celeste. Adesso vado a trovare la mia nipotina».

«Basta che non succeda più»

E rientra in casa mentre il figlio posteggia l’auto: «Basta che non succeda più niente. - dice – Ero già tornato, per prendere i vestiti».

Celeste Caverio è volontario del soccorso in attesa di sapere notizie dalla moglie per il rientro: «Ci hanno fatto andare via solo per precauzione. Sono stato una settimana a Casargo. Quando succede la prossima volta però mi volto e vado via. È inutile rischiare la vita per la gente quando gli dici di andare e non se ne va», dice corrucciato, ricordando quella mattina.

Arriva anche la famiglia di Oumar Sow, dall’auto scende Douda, guarda la valle Fus e dice: «Per fortuna siamo a casa».

La sorella Matel, che a Casargo ha fatto alcuni disegni che hanno descritto ciò che ha vissuto la mattina del 12 giugno, riconosce: «Ci siamo spaventati un po’».

In braccio alla mamma Ouley, che a Primaluna conoscono come Dieyna, c’è il piccolo Mouhamed di dieci mesi.

«Abbiamo ricevuto l’aiuto di tutti. - racconta papà Oumar che abita a Cortabbio da due anni ed a Primaluna da dieci – La gente è stata molto disponibile e la Croce Rosa ci ha aiutato a far passare il tempo con i bambini. I primi giorni il piccolo sentiva il caldo, gli altri due si sono abituati subito. È stata un’esperienza nuova anche per noi perché in Senegal non può capitare, non abbiamo montagne così. Però mi hanno detto che i boschi non sono puliti e succedono queste cose».

A differenza di Cortabbio, a Premana ci sono ancora problemi da risolvere che non hanno consentito il pieno ritorno alla normalità.

Sono rientrate definitivamente in casa nove persone che abitano in via Parini, la piccola diramazione che sale da via Roma, appena dopo l’ex ristorante Teglio che dà il nome alla prima zona rossa. «Altre ventinove persone – riferisce il sindaco Elide Codega – che abitano in via Roma, in via Monte Legnone , ed in via Repubblica possono entrare solo delle 7 alle 20, e devono abbandonare la casa quando piove. Vale anche le tre attività che sono rientrate».

Si tratta dell’ufficio di un commercialista, di un artigiano elettricista e di una piccola officina.

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