Il commosso arrivederci a don Mauro Ghislanzoni. «Vi vorrò sempre bene»

Dopo vent’anni a servizio della comunità sarà vicario a Maggianico. Lunedì una folla per salutarlo

L’impronta delle mani di don Mauro Ghislanzoni che i ragazzi gli hanno fatto fare su un grande cuore in legno, che verrà a appeso in oratorio, è il simbolo che racchiude venti anni di presenza come parroco nella comunità di Premana.

C’era una gran folla lunedì sera alla messa solenne di ringraziamento: chi ci stava in chiesa, gli altri sul sagrato della chiesa di San Dionigi.

Nell’omelia, don Mauro ha riconosciuto: «Questa sera il mio cuore è un po’ confuso. Non si può condensare in pochi minuti la gratitudine per tutto ciò che abbiamo condiviso in questi venti anni. Sentitevi raggiunti dalla mia gratitudine in modo personale. Non è anonima, proviene da una persona che vi ha voluto e vi vorrà bene», ha detto ringraziando tutti.

Il sacerdote si è interrogato su come si può lasciare una comunità che si è amata e ha tirato la conclusione. «Non avrò nessun motivo per scuotere la terra dai miei calzari. Vorrei mantenere l’odore di questa terra».

Dall’1 settembre sarà vicario nella comunità pastorale di Maggianico, a Lecco, e don Ghislanzoni ha rassicurato sulla sua rinuncia volontaria a fare il parroco: «Con cuore libero ho preso questa decisione, dettata da questo piccolo handicap della vista che però non mi rende cieco della mia vocazione ma mi fa vedere la benevolenza che mi ha dato il Signore».

Per salutare la comunità ha scelto il vecchio canto premanese che recita così: “L’è bela, l’è ciara, l’è bianca come la nef”. «Non è “La luce elettrica” ma la vostra, la nostra, fede. Viva, viva i premanees».

Il consiglio pastorale ha aperto i saluti e i ringraziamenti al parroco partendo dalle parole da lui pronunciate il 12 ottobre 2002 quando ha fatto il suo ingresso, parole che «racchiudono l’essenza del suo ministero tra noi. Da subito ci ha parlato di amore e ha continuato a farlo ogni giorno, per vent’anni. Ci ha amati per quello che siamo, invocando a ogni celebrazione la benedizione di Dio che è amore».

Poi è toccato al sindaco Elide Codega porgere il grazie della comunità a chi «è entrato con garbo e gentilezza, ascoltando i bisogni di tutti, conoscendoci nome per nome». Superata l’emozione che gli ha strozzato la voce in gola gli espresso il saluto alla “barr”: «A rivedes a l’an che vee».

Al parroco è stata regalata una copia del quadro di Giovanni Segantini “Le due madri” che esprime il dono della vita, un buono per un viaggio e una chiavetta con i messaggi di ringraziamento e il pdf del fascicoletto “Solo l’Amore resta - Vent’anni con noi” che raccoglie le immagini di alcuni momenti con la comunità e le associazioni. A fine messa, sul sagrato, con le campane a festa e il Corpo musicale “San Dionigi” il momento delle foto ricordo con i ragazzi dell’oratorio e le associazioni. M. Vas.

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