Colombi (Uilpa). PIAO, poche semplificazioni per gli utenti e molte complicazioni per i lavoratori

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 30 giugno scorso si è concluso il faticoso cammino del Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO), che riunirà in un unico documento i contenuti dei numerosi Piani periodici adottati dalle pubbliche amministrazioni: Piano dei fabbisogni, Piano delle azioni concrete, Piano per l'utilizzo delle dotazioni strumentali e informatiche, Piano della performance, Piano di prevenzione della corruzione, Piano organizzativo del lavoro agile (POLA), Piano di azioni positive. 

Da sempre il sindacato è favorevole a disboscare la giungla di adempimenti amministrativi che gravano sulle amministrazioni pubbliche, sottraendo lavoro e risorse da obiettivi più utili per la collettività. Dunque a prima vista col PIAO la semplificazione appare notevole. Ma, a leggerlo con attenzione, fanno capolino i soliti diavoli ben nascosti nei dettagli.

Per prima cosa i Piani non scompaiono affatto. Vengono “assorbiti” dal nuovo documento diventando sezioni che dovranno continuare ad essere compilate in tutta la loro ponderosa mole e forse anche qualcosa di più. Domanda: da quando in qua basta cambiare nome a un procedimento burocratico per chiamarlo semplificazione? 

Se poi esaminiamo la Guida alla compilazione allegata al decreto congiunto Funzione Pubblica-Economia che descrive la composizione e i contenuti del PIAO, la sensazione è quella non di una riduzione, ma di un incremento delle tortuosità burocratiche a cui le amministrazioni dovranno far fronte. 

Non mancano le sgradite sorprese. Ad esempio, la sezione del PIAO denominata “Valore pubblico” descriverà le strategie e risultati attesi ai fini dell’estrazione di valore dall’attività delle amministrazioni “in coerenza con i documenti di programmazione economica e finanziaria”. Valore pubblico? Ancora si insiste con lo sciocchezzaio neoliberista. Quanto vale un cittadino ben istruito? E un anziano in salute? E un quartiere al riparo dalla criminalità? E un ponte che non crolla? Si tratta di valori non stimabili che rientrano nell’economia pubblica e non in quella di mercato. Le due economie non sono sovrapponibili. Da quarant’anni i neoliberisti ci provano con risultati disastrosi per i cittadini e per le imprese.  Purtroppo vediamo che si continua a perseverare nell’errore. 

La sezione denominata “Organizzazione e capitale umano” riserva un’altra sgradita sorpresa. A proposito del piano dei fabbisogni viene specificato che nella programmazione strategica delle risorse umane le amministrazioni dovranno tenere conto di diversi fattori, tra cui la digitalizzazione dei processi con la quale viene evocata la “riduzione del numero degli addetti e/o individuazione di addetti con competenze diversamente qualificate”. Ma non si è gridato ai quattro venti che la P.A. dovrà assumere centinaia di migliaia di persone da qui ai prossimi anni? Qualcuno ha cambiato idea?

Non basta. Nella stessa sezione compare il riferimento a esternalizzazioni e dismissioni di servizi, attività e funzioni o altri fattori interni o esterni che, testualmente, “richiedono una discontinuità nel profilo delle risorse umane in termini di profili di competenze e/o quantitativi”.  Cosa significa discontinuità in termini di profili quantitativi? Attenzione alle trappole del burocratese. Non sarebbe il caso di coinvolgere maggiormente il sindacato per la predisposizione di questa “sezione” del PIAO? Anche perché nello stesso contesto si parla di internalizzare servizi esternalizzati. Benissimo signori ministri: abbiamo una lunga lista da sottoporvi. 

Se mai occorresse una conferma della necessità di una maggiore partecipazione dei lavoratori, questa ci arriva dal paragrafo della Guida che spiega come compilare la sezione del PIAO dedicata alle “strategie di attrazione e acquisizione delle competenze necessarie” grazie a un ventaglio di soluzioni innovative fra cui spicca il “job enlargement” e la conseguente riscrittura dei profili professionali.

Tradotto in italiano job enlargement significa allargamento del lavoro. E consiste: a) nell’aumentare mansioni e responsabilità lavorative generalmente all'interno dello stesso livello; b) nella combinazione di varie attività allo stesso livello nell'organizzazione. Quindi si tratta di ampliare le mansioni a parità di retribuzione? Probabilmente sì nelle intenzioni di qualche esperto di lavoro pubblico che in forza del suo alto tenore di vita ha perso il contatto con la realtà della stragrande maggioranza di dipendenti pubblici. I quali già oggi in numerosissimi casi mandano avanti la macchina amministrativa svolgendo, oltre la propria, mansioni che non gli competono per uno stipendio col quale faticano parecchio ad arrivare a fine mese. 

Ci penserà il sindacato ai tavoli della contrattazione decentrata a riportare tutti con i piedi per terra.

Sandro Colombi, Segretario generale UIL Pubblica Amministrazione

Roma, 4 luglio 2022

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