Noi, Mani pulite
e cuori di tenebra

Noi, Mani pulite e cuori di tenebra

In una riflessione memorabile su “Il Signore delle Mosche”, William Golding, con la sferza del cupo pessimismo anti rousseauiano che ne definisce la grandezza, ricordava che l’uomo produce il male come le api il miele.

Il peccato originale, il richiamo della foresta, il cuore di tenebra, che condanna gli uomini a essere eternamente schiavi della Bestia, di quelle pulsioni primarie che nulla hanno a che vedere con l’amore e la solidarietà e tutto, invece, con la sopravvivenza, il possesso, il sopruso, la violenza e che secoli di civilizzazione riescono solo a coprire ed edulcorare. Appena salta il tappo salvifico delle convenzioni, ed è esattamente quello che accade ai protagonisti del libro, un gruppo di preadolescenti di buona famiglia precipitati con un aereo su un’isola deserta, piano piano emergono le radici belluine degli esseri umani in una regressione demoniaca che ha reso celebre questo formidabile romanzo.

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